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Paul Valencia Palacios ha camminato per due ore dall’estremità orientale di Glasgow fino a Govan per piantare un albero. Il 39enne richiedente asilo originario di El Salvador si trovava negli uffici del Govan Community Project, un’organizzazione benefica che offre lezioni di inglese e consulenza legale ai rifugiati, nonchè particolari attività legate alla riforestazione. “Trattiamo gli alberi come se fossero dei bambini. Quando ne pianto uno cerco di immaginare come sarà una volta cresciuto, quando sarà un albero alto e forte. Piantare un albero, a volte, è come venire al mondo una seconda volta“.

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Valencia Palacios è arrivato a Glasgow all’inizio di quest’anno, dopo essere fuggito da una situazione molto delicata nel suo paese d’origine. Dopo diversi mesi ha imparato l’inglese e si è già trasferito nella sua nuova casa, essendogli stato offerto un lavoro e un viaggio di una settimana a Dundreggan, a circa 200 chilometri a nord di Glasgow. Come parte del programma Rewild and Recover, sia i rifugiati che le persone che affrontano problemi di salute mentale o senzatetto possono piantare alberi, aiutando a riforestare circa 4.000 ettari di foresta.

 

Piantare alberi può essere un modo per riscoprire la natura e per ricreare un legame con essa e con una parte di noi stessi

I Palacios sono saliti su un minibus con due amici salvadoregni e tre rifugiati curdi, insieme a Ruth Lamb, del Govan Community Project. “Il progetto riguarda il recupero dal trauma“, afferma Lamb. “Si tratta di un programma aperto a persone che necessitano di diverse forme di recupero: ad esempio rifugiati, tossicodipendenti, alcolizzati o comunque non in grado di vivere autonomamente in società. È una specie di eco-terapia, che può farci riscoprire un rapporto con noi stessi che credevamo perduto“.

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La modesta baita di legno di Trees for Life a Dundreggan ospita fino a 12 volontari alla volta e i 25 dipendenti stanno raccogliendo fondi per costruire un centro per ospitare fino a 40 ospiti, con strutture in grado di offrire supporto anche per persone con esigenze speciali. “Siamo sempre stati consapevoli del fatto che piantare alberi ha un profondo impatto sulla vita delle persone e ci piacerebbe fare molto di più“, afferma Steve Micklewright, amministratore delegato di Trees for Life. “Il feedback che riceviamo è piuttosto incoraggiante: piantare alberi è speranza per il futuro, vuole dire fare qualcosa che ci sarà anche dopo che non ci saremo più“.

 

Col tempo, i ragazzi di Trees for Life sperano di riuscire a coprire le esigenze di un numero sempre maggiore di bisognosi

È stata una settimana intensa, profonda e bella“, ha scritto uno dei partecipanti all’iniziativa. “Un passo verso la realizzazione, un passo verso il ringiovanimento di questa terra già così affascinante“, ha scritto un altro. Una volontaria ha poi raccontato di come ha scelto di andare a piantare alberi da sola, allontanandosi per un attimo dal gruppo. “Mi sono presa del tempo per stare a contatto con gli alberi, dedicando del tempo ad ognuno di essi come se fosse qualcuno che amo. Li ho piantati con la massima cura“.

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Valencia Palaçios non nasconde la propria speranza di continuare i suoi studi per diventare un ingegnere, in modo da essere in grado di restituire qualcosa alla società, che sostiene sia stata molto buona con lui. Nel frattempo, l’atto di piantare un albero gli ha fatto riflettere sul suo viaggio in Gran Bretagna e sul suo futuro: “Quando entriamo in contatto con la natura, è inevitabile pensare alla nostra famiglia, al nostro futuro“, afferma mentre lacrime di commozione segnano il suo volto, rivolgendo un pensiero ai suoi genitori, ancora ad El Salvador.