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Facebook ha rimosso le pubblicità sui medicinali per la prevenzione dell’HIV, a seguito di forti pressioni da parte di gruppi in difesa di lesbiche, gay, bisessuali e transessuali. Secondo questi gruppi, stando a quanto hanno scritto in una lettera aperta inviata a Facebook nel mese di dicembre, questi annunci pubblicitari foraggiavano fenomeni di disinformazione ed erano in grado di mettere in pericolo la vita delle persone.

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Anche se la comunità scientifica ha rassicurato sull’efficacia e la sicurezza dei prodotti coinvolti nell’episodio, i gruppi in difesa di tali minoranze hanno ritenuto fuorvianti queste pubblicità, al punto che, tramite diversi studi legali, un numero sempre maggiore di persone sta facendo causa contro di esse. Anche se alcuni studi stanno cercando di disincentivare l’utenza ad intentare azioni legali contro i produttori di questi farmaci, i portavoce delle minoranze non si arrendono e pongono l’accento su non meglio specificate conseguenze dannose per l’organismo, soprattutto legate ai reni.

 

Facebook ha condiviso le preoccupazioni della comunità LGBT e ha prontamente rimosso le pubblicità

Tuttavia, Facebook ha prontamente condiviso le preoccupazioni della comunità LGBT, ritenendo fuorvianti e perciò pericolose queste pubblicità: “Dopo una serie di accurati accertamenti in merito alla questione, gli organi indipendenti chiamati al controllo delle pubblicità presenti sul nostro social hanno determinato che alcuni di questi annunci fossero all’origine di un fenomeno di disinformazione, che puntiamo a sconfiggere in tutte le sue forme, circa gli effetti sulle persone del farmaco Truvada. Di conseguenza abbiamo rimosso tali pubblicità e non potranno più essere pubblicate su Facebook“, fanno sapere i vertici del social network attraverso un comunicato.

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Lo US Center for Disease Control and Prevention ha tuttavia affermato che i farmaci definiti “PrEP” (ossia “da profilassi pre-esposizione”) sono molto efficaci per prevenire l’HIV, malattia sessualmente trasmissibile estremamente pericolosa. Le pressioni da parte dell’indignata utenza erano si erano acutizzate durante il mese di dicembre, che ha manifestato il proprio dissenso denunciando aspramente l’accaduto proprio su Facebook, fino a quando non è stata resa pubblica la lettera aperta, firmata da quasi 50 gruppi a sostegno della comunità LGBT.