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L’energia nucleare. Si potrebbero fare dei dibattiti infiniti su questa fonte di energia. Da un lato c’è la possibilità di produrne in grandi quantità andando a ridurre sensibilmente l’uso di sostanze più inquinanti come il carbone. Dall’altra c’è la paura di incidenti disastrosi come Chernobyl o Fukushima; tralasciando tutte le fake in news che passano in merito che vanno solo a esacerbare il discorso rendendo impossibile una discussione sensata. In realtà il problema più pesante legato a questi impianti è la produzione di scorie, di scarti nucleari.

Detto questo, alcuni chimici sembravano aver trovato un nuovo modo per sfruttare proprio questi scarti e trasformarli in sostanze chimiche di base e nuove fonti di energia. Per esempio, sfruttando un catalizzatore contenente uranio impoverito, uno di questi scarti, sono stati in grado di convertire l’etilene in etano.

 

Nuove frontiere per gli scarti nucleari

Le parole del professore Richard Layfield: “La capacità di convertire gli alcheni in alcani è un’importante reazione chimica che significa che potremmo essere in grado di prendere molecole semplici e aggiornarle in preziose sostanze chimiche di base, come oli idrogenati e prodotti petrolchimici che possono essere utilizzati come fonte di energia. Il fatto che possiamo usare l’uranio impoverito per fare ciò fornisce la prova che non abbiamo bisogno di averne paura in quanto potrebbe effettivamente essere molto utile per noi.”

La scoperta gira intorno a una molecola organometallica. Quest’ultima potrebbe aiutare a usare l’uranio impoverito che attualmente viene semplicemente immagazzinato in bunker per via della radioattività. Si andrebbe a creare etano dall’etilene, non una novità, ma lo è attraverso questo tipo di catalizzatore.