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Un virus misterioso, finora sconosciuto alla scienza, sta causando una grave epidemia nella città cinese di Wuhan. Più di 50 persone sono state infettate e sette sono attualmente in condizioni critiche. Il virus causa negli sventurati polmonite e costituisce una seria preoccupazione per i funzionari sanitari di tutto il mondo. Ma questo focolaio è solo passeggero oppure è un segnale di qualcosa di più pericoloso? Proprio per far luce su tale scenario, diversi campioni virali sono stati prelevati da pazienti e analizzati in laboratorio.

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I funzionari della sanità cinesi e l’Organizzazione Mondiale della Sanità hanno concluso che l’infezione è dovuta ad un “coronavirus“. I coronavirus sono una particolare famiglia di virus, ma solo sei di essi erano finora noti per attaccare le persone. La SARS, causata da un coronavirus, uccise 774 delle 8.098 persone infettate nel 2002 e la situazione ha subito rievocato il drammatico evento. “Il caso della SARS è venuto subito alla mente ed è a questo che è dovuta la paura, ma siamo molto preparati per affrontare questo tipo di malattie“, afferma la dottoressa Josie Golding, del Wellcome Trust.

 

I ricercatori che hanno studiato il virus ritengono che sia grave, ma non come lo fu quello della SARS nel 2002

I coronavirus possono causare sintomi che vanno dal lieve raffreddore fino a complicazioni talmente gravi da poter anche portare al decesso: questo nuovo virus sembra collocarsi proprio nel mezzo. “Quando ci imbattiamo in un nuovo coronavirus, vogliamo anzitutto verificare quanto siano gravi i sintomi. In questo caso, sono gravi al punto da non poter sottovalutare la malattia in nessuno modo, ma non quanto lo furono nel caso della SARS“, afferma il professor Mark Woolhouse, dell’Università di Edimburgo.

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I casi sono stati collegati al mercato all’ingrosso dei frutti di mare di Wuhan. Ma mentre alcuni mammiferi marini possono essere portatori di coronavirus, il mercato offriva anche diversi animali selvatici vivi, tra cui polli, pipistrelli, conigli, serpenti, tutti animali che hanno maggiori probabilità di costituire la fonte dell’epidemia. Il professor Woolhouse afferma che a ciò potrebbero aver contribuito le dimensioni e la densità della popolazione della zona e soprattutto il contatto ravvicinato con gli animali portatori del virus.