Credit: Joe Bergeron

Colui che per moltissimi anni, dal 1972, è stato a capo della missione Voyager, ritiene che nello spazio ci sia un luogo dove assolutamente dobbiamo tornare ad indagare. Ed Stone, l’ottantatreenne professore di fisica della CalTech, desidera infatti tornare a volgere lo sguardo verso Encelado, la gelida luna di Saturno. Anche Per il prof. Stone, i vasti oceani ghiacciati di Encelado sarebbero il luogo migliore dove cercare tracce di vita nello spazio.

Stone ha infatti affermato che “dobbiamo davvero tornare ad osservare quella luna. Sappiamo che c’è ghiaccio d’acqua che evapora al polo sud di Encelado. Inoltre nevica sempre e ciò significa che c’è acqua liquida sotto la crosta ghiacciata. E qui sulla Terra, ovunque c’è acqua, c’è vita microbica”.

 

Il viaggio delle sonde Voyager ed il primo sguardo su Encelado

Le due sonde Voyager, lanciate nel 1976, furono le prime a permetterci di osservare Giove e Saturno. Voyager 2 è anche l’unica sonda ad aver sorvolato Urano e Nettuno. Queste osservazioni hanno per sempre trasformato la nostra visione e le nostre conoscenze del Sistema Solare. Prima delle osservazioni di Voyager dei primi anni ’80, Encelado era solo una delle tante lune di Saturno. Solo un semplice oggetto che orbitava attorno ad un pianeta assieme a molti altri.

Voyager ci ha invece mostrato una luna di un bianco brillante, reso tale dal ghiaccio candido e pulito. Questa particolare caratteristica della luna di Saturno, lo rende uno degli oggetti più riflettenti del Sistema Solare. Ma la sua superficie è anche piuttosto craterica, facendo pensare alla presenza di un attività geologica sottosuperficiale che potrebbe fornire una fonte di calore che possa mantenere un oceano liquido sotto la superficie ghiacciata.

 

Tracci di vita nello spazio, i geyser di Encelado

Nuove osservazioni su Encelado ci giunsero nel 2017 dalla sonda NASA, Cassini, che individuò la presenza di geyser e pennacchi di vapore che erompono dalle crepe nella superficie di ghiaccio. Una scoperta straordinaria che confermò la presenza di acqua nello stato liquido e di composti organici. Le prime tracce di vita nello spazio dunque. Ma le ricerche sulle caratteristiche di Encelado da parte di Cassini, furono brutalmente interrotte dal suo accidentale ingresso nell’atmosfera di Saturno. Cassini bruciò nell’atmosfera di questo pianeta lontano lasciandoci con il dubbio della presenza di vita su questa luna.

Proprio per questo Stone ritiene sia il caso di tornare su questa luna ghiacciata. Sarebbe meraviglioso se riuscissimo a prelevare campioni dai geyser e riportarli sulla Terra. Magari potremmo trovarvi tracce di vita microbica “sarebbero per noi le tracce più probabili da trovare e potremmo osservarle per vedere se in qualche modo, la vita microbica di Encelado, sia correlabile a quella terrestre o nettamente diversa”.

 

I progetti per il futuro di Ed Stone

Nonostante per la metà di quest’anno le due Voyager scenderanno al di sotto dei livelli critici di energia, Stone non ha assolutamente nessun progetto di pensionamento. Stone infatti sta attualmente lavorando al progetto del Thirty Meter Telescope. Si tratterà di un gigantesco osservatorio a specchio che avrà lo scopo di catturare la luce delle prime stelle che muovevano i loro primi passi nell’Universo primordiale.

Il duro lavoro che Stone ha svolto nella sua carriera, gli è valso il riconoscimento del prestigioso premio Shaw. Un premio che prevede anche una ricompensa in denaro di 1,2 milioni di dollari che Stone ha donato per la realizzazione di campus estivi “in cambio della meravigliosa missione [Flandro], ho pensato di dover rendere usufruibile tale possibilità anche per altri studenti”. Il primo campus sarà nell’estate 2020.