auschwitz

Sono ormai trascorsi 75 anni da quando le truppe russe aprirono i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz, da allora uno dei maggiori simboli dell’Olocausto. In questo campo di sterminio persero la vita più di 1.100.000 donne, uomini e bambini. Ira di loro vi erano polacchi, sovietici, ebrei, testimoni di Geova, omosessuali e dissidenti politici. In questo campo di morte e annientamento dell’essere umano, circa l’80% di coloro che vi giunsero, persero la vita immediatamente.

 

Il volo del drone sul campo di concentramento di Auschwitz

Nella 75° ricorrenza della liberazione di Auschwitz, nel Giorno della Memoria dell’Olocausto, vi proponiamo il video realizzato tramite l’utilizzo di un drone da Ashley Kingsley per la BBC. Le immagini del drone mostrano quanto fosse spaventosamente vasto tutto il complesso, con le sue strutture ormai un monumento alla memoria nelle campagne del Sud della Polonia.

Proprio oggi queste immagini sono più che mai importanti, Il Giorno della Memoria non è solo una ricorrenza internazionale che si celebra il 27 gennaio, è un giorno in cui dobbiamo ricordare ciò che accadde, in cui dobbiamo far conoscere a chi non lo ha vissuto, affinché simili avvenimenti non si ripetano mai più nella storia dell’uomo.

 

Il Giorno della Memoria

Il Giorno della Memoria fu designato dalla risoluzione 60/7 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1º novembre 2005, durante la 42ª riunione plenaria. Si decise di celebrare il Giorno della Memoria Il 27 gennaio poiché in questo stesso giorno, nel 1945 le truppe sovietiche della 60ª Armata del “1º Fronte ucraino” del maresciallo Ivan Konev arrivarono per prime ad Auschwitz, scoprendo il campo di concentramento e liberandone i superstiti. In Germania il 27 gennaio è la giornata ufficiale del ricordo delle vittime del nazionalsocialismo già dal 1996.

L’apertura dei cancelli di Auschwitz mostrò al mondo intero gli orrori che si erano consumati in quel luogo, gli strumenti di tortura e di morte utilizzati. Furono trovati circa 7000 prigionieri ancora vivi, assieme a migliaia di indumenti e oggetti un tempo appartenuti ai prigionieri. Le truppe russe trovarono anche otto tonnellate di capelli umani imballati e pronti per il trasporto.

Nel 1947 il parlamento polacco deliberò la creazione di un memoriale-museo che Nel 1979 venne dichiarato patrimonio dell’umanità dell’UNESCO. La denominazione iniziale Auschwitz Concentration Camp è stata modificata in Memorial and Museum Auschwitz Birkenau – German Nazi Concentration and Extermination Camp.

 

Il campo di sterminio più grande mai realizzato dai nazisti

Auschwitz fu fondato il 20 maggio 1940 convertendo delle vecchie caserme dell’esercito polacco in un campo di concentramento e campo di lavoro. Un gruppo di 728 prigionieri politici polacchi provenienti da Tarnów furono i primi deportati ad Auschwitz il 14 giugno 1940. Furono proprio questo piccolo gruppo a fungere da manovalanza iniziale per i lavori di adattamento della ex caserma di Auschwitz in lager.

Durante il periodo dell’Olocausto, il complesso fu ampliato e vennero costruiti il tristemente noto campo di sterminio di Birkenau (Auschwitz II) ed il campo di lavoro di Monowitz (Auschwitz III). Questo fece di Auschwitz, il più grande campo di sterminio mai realizzato dal nazismo. Normalmente vi erano detenute dalle 13000 alle 16000 persone ma nel 1942 si raggiunse la cifra di 20000 detenuti. Il campo arrivò a contenere fino a 100000 persone divise in diversi settori, completamente separati tra loro e senza nessuna possibilità di comunicazione.

 

Auschwitz: un campo di lavoro forzato e di sterminio

I prigionieri dichiarati abili al lavoro venivano privati della loro biancheria degli abiti, di tutti gli oggetti di cui erano in possesso e persino dei documenti d’identità. Venivano lavati e rasi su tutto il corpo, per poi ricevere una casacca a righe, un paio di pantaloni a righe e un paio di zoccoli duri. Gli veniva poi assegnato un numero, che dovevano imparare in tedesco e che, stampato sul loro petto, avrebbe cancellato il loro nome e la loro identità. Diventavano per i nazisti solo dei “pezzi” (Stücke) numerati, annientando la loro umanità.

Le persone portate ad Auschwitz vivevano nei così detti Block in condizioni di sovraffollamento e scarsissima igiene, che aumentavano le già elevate possibilità di infezioni e malattie. A questo si aggiungevano le disumane condizioni di lavoro, con orari anche di 10/11 ore, le scarse razioni di cibo che portavano rapidamente i detenuti alla morte.

E chi era destinato al lavoro forzato non aveva nemmeno ricevuto il destino peggiore, delle circa 2000/2500 persone che giungevano con ogni convoglio della morte, brutalmente ammassati in vagoni merce a gruppi di 80/120 persone, solo il 25% veniva dichiarato abile al lavoro, il restante 75% veniva immediatamente ucciso nelle terrificanti camere a gas di Birenkau. Tra questi vi erano donne, madri, figli, anziani, persone più deboli. Vi furono casi di interi treni di deportati inviati direttamente alle camere a gas senza nessuna selezione a causa del sovraffollamento del campo.

 

Alcuni sopravvissuti di Auschwitz che hanno raccontato le loro storie

Dal campo di Auschwitz sopravvisse tra gli altri, Primo Levi, scrittore ebreo italiano, imprigionato per 11 mesi ad Auschwitz, e poi liberato dall’Armata Rossa. Scrisse le sue memorie in Se questo è un uomo, La tregua e I sommersi e i salvati. Come anche Shlomo Venezia, arrestato con la famiglia a Salonicco nell’aprile del 1944 e deportato presso il campo di sterminio di Auschwitz. Nel gennaio del 1945 riuscì a defilarsi nell’evacuazione del campo, finendo prima a Mauthausen e poi ad Ebensee dove fu liberato. Fu consulente di Benigni per La vita è bella.

Anche Liliana Segre sopravvisse allo sterminio. Ebrea italiana deportata ad Auschwitz il 30 gennaio 1944 a 13 anni, dal Binario 21 della Stazione Centrale di Milano; sulla Judenrampe di Auschwitz, vide il padre per l’ultima volta, sparire tra le file dei selezionati per il crematorio. Sopravvissuta ad una marcia della morte, fu liberata dai russi dal campo di lavoro di Malchow.

Shulim Vogelmann, ebreo italiano deportato il 30 Gennaio 1944, fu l’unico italiano a Salvarsi grazie alla lista di Oskar Schindler, resa famosa dal film di Spielberg. Assieme a lui partirono, dal binario 21 della Stazione di Milano Centrale, diretti ad Auschwitz anche la moglie, Anna Disegni, e la figlia Sissel Vogelmann, uccisa ad Auschwitz a soli 8 anni.