Tuna-el-Gebel Credit: English Ahram

Il Ministro delle Antichità egizio, dott. Khaled el-Anani, ha annunciato, durante una conferenza a Tuna el-Gebel, la scoperta di 16 nuove tombe nella necropoli di quelle che era l’antica città di Ermopoli e che oggi si trova nel governatorato di Minya, nel Medio Egitto.

Scoperte 16 nuove tombe del Periodo Tardo

Le 16 tombe appartengono al Periodo Tardo dell’antico Egitto e sono state rinvenute in un’area della necropoli, in uso durante la XXVI dinastia, nel VII e Vi secolo a. C., che era riservata alle sepolture degli alti funzionari del regno, dei sacerdoti del dio Thot e dei loro familiari. Questa stessa zona è stata teatro di numerose scoperte lo scorso anno, regalando non poche emozioni agli archeologi. Nel 2019 infatti vi furono trovate bene oltre 40 mummie e altre 17 furono scoperte nel 2017.

Quest’ultima scoperta invece, effettuata durante gli scavi sotto la direzione del dott. Mustafa Waziri, Segretario Generale del Consiglio Supremo delle Antichità, ha visto la scoperta di non uno, ma una serie di pozzi funerari. Si tratta di sepolture molto simili tra loro e a quelle rinvenute nel 2019, sia per le caratteristiche strutturali che nell’arredo.

All’interno delle 16 tombe sono stati trovati 20 sarcofagi, diversi tra loro per forme, dimensioni e materiali di realizzazione. Grazie alle incisioni sui sarcofagi, è stato possibile risalire in alcuni casi, al nome e al titolo dei loro defunti proprietari.

Tuna el-Gebel, sarcofago in pietra ritrovato durante l’ultimo scavo.
Credit: Luxor-Times

Gli ushabti i servitori dei defunti dell’antico Egitto

Oltre ai sarcofagi, nelle 16 tombe gli archeologi hanno trovato moltissimi altri preziosi reperti dell’Antico Egitto. Vi erano infatti più di 10.000 ushabti, chiamati in origine anche shauabti o shabti, che in letteralmente significava “quelli che rispondono”. Si tratta di piccole statue che costituivano elemento integrante ed indispensabile del corredo funebre.

I materiali impiegati nella loro realizzazione potevano essere preziosi come il lapislazzuli e altre pietre oppure di materiali più comuni come legno e faïence, un materiale più economico ottenuto con soda e sabbia quarzifera fusa. Ed è proprio in faïence blu e verde che sono realizzati gli ushabti di Tuna el-Gebel, la maggior parte dei quali sono decorati con incisioni recanti i titoli del defunto.

I tesori delle tombe di Tuna el-Gebel

Oltre agli ushabti, sono stati ritrovati circa 700 amuleti in oro e pietre preziose, altri piccoli gioielli e delle maschere funerarie. Assieme a questi oggetti più preziosi vi erano anche oggetti in ceramica, strumenti utilizzati nella realizzazione delle tombe e gli immancabili vasi canopi, realizzati in pietra calcarea, tranne quattro in alabastro.

Un sito da non perdere visitando l’Egitto

Secondo quanto affermato da Waziri, uno dei sarcofagi in pietra rinvenuti, potrebbe appartenere al figlio del faraone Psammetico I, della XXVI dinastia. Gli archeologi sono arrivati a questa conclusione grazie alle iscrizioni sul sarcofago che riportano i titoli dei quali si fregiava il figlio di Psammetico I come “capo del tesoro reale” e “sacerdote di Osiride e Nut”.

Uno dei sarcofagi, considerato tra i più importanti scoperti durante questa campagna, è un sarcofago in calcare traslucido appartenuto ad un uomo chiamato Djehuty Iuf ankh, tra i cui titoli vi sono quelli di “tesoriere reale”, “portatore di sigilli del Basso Egitto” e “unico compagno del re”.

Sembra dunque crescere la già grande importanza del sito di Tuna el-Gebel tanto che il dott. Anany ritiene che ora Minya possa essere inserita tra le mete turistiche dell’Egitto da non perdere assolutamente.