boeing-nasa-volo-disastro

A dicembre c’è stato un volo di prova del CST-100 Starliner, la capsula progettata da Boeing pensata per essere un nuovo veicolo spaziale da usare come collegamento tra la Terra e la Stazione Spaziale Internazionale. Il primo volo è stato un disastro. Non solo non è arrivato a destinazione, ma l’oggetto è rimasto a volare in orbita per due giorni.

Un errore clamoroso, e per certi versi anche molto pericoloso. Per questo motivo la NASA ha voluto investigare per capire cosa è successo. Il team incaricato indipendente ha scoperto che ci sono state diverse problematiche. Molte di queste si sono concentrate al livello del software.

Uno di questi errori riguarda il timer di bordo mentre un altro ha a che fare con un malfunzionamento che avrebbe potuto portare a una collisione di due parti fondamentali della capsula in questione. Uno è il modulo dell’equipaggio e l’altro il modulo di servizio. È stato un errore di mappatura della valvola, così viene definito.

 

Il disastroso volo della capsula di Boeing

Se l’errore del timer non è stato avvistato in tempo andando quindi a causare il fallimento della missione, il secondo è stato individuato e corretto impedendo un atterraggio incontrollato. Detto questo, c’è un terzo errore che è stato ancora più incisivo del primo solo che non è stato di natura software.

C’è stato un problema di comunicazione tra il comando di terra e la capsula in volo, un’interferenza che ha interrotto i segnali. Interropendosi, da terra non sono riusciti a correggere il primo errore avvenuto a causa del timer sbagliato. La NASA ha riferito di aver rilevato un rumore elevato.

Un’insieme di errori molto pericolosi che per fortuna si sono rilevati durante la fase di test; servono anche a questo. Ovviamente con errori del genere i tempi si allungheranno di molto prima della operatività della capsula. Bisogna vedere quanto la NASA si fida di Boeing a questo punto.