La piramide di Unis venne edificata nel XXIV secolo a.C. e si trova sull’altopiano di Saqqara, a circa 30 km da Il Cairo. La tomba fu costruita per il faraone Unis, nono ed ultimo regnante della V dinastia, che regnò sui domini dell’antico Egitto per un periodo tra i 15 e i 30 anni. Al contrario di quanto si possa immaginare, questa piramide non è di enormi dimensioni ed è composta da sei gradoni realizzati con blocchi di calcare via via più bassi verso la sommità.

 

La piramide di Unis a Saqqara

Per la realizzazione della piramide di Unis, l’altopiano di Saqqara fu in parte livellato, coprendo tombe e strutture più antiche per poter realizzare una strada rialzata artificiale che collegasse la piramide ad un vicino lago, probabilmente un luogo importante per lo stesso faraone.

Questo importante complesso fu scoperto per la prima volta agli inizi dell’Ottocento. Precisamente a farne la scoperta fu nel 1831, l’egittologo John Shae Perringnoto. Perringnoto condusse numerosi scavi, cartografie e mappature dell’area. In collaborazione con l’archeologo Karl Richard Lepsius, professore di egittologia e Direttore del Museo Egizio di Berlino.

L’entrata della piramide fu però scovata soltanto cinquant’anni più tardi, nel 1881, permettendo finalmente di studiare la struttura interna di questa antichissima piramide. Una porta di granito rosa permette dunque l’accesso alle camere interne della piramide, decorate con pitture, colonne palmiformi in granito rosa, cieli stellati nei soffitti e pavimenti in alabastro.

 

I “Testi delle Piramidi”: i più antichi scritti religiosi dell’antico egitto

Pochi invece i manufatti purtroppo trovati all’interno della tomba, per lo più utensili per l’imbalsamazione, conservati assieme ai resti della mummia al museo Egizio del Cairo. Ma la piramide di Unis conserva un tesoro forse più prezioso del corredo funerario del faraone.

All’interno della piramide di Unis si trovano infatti quelli che sono conosciuti come i “Testi delle Piramidi”, i più antichi testi religiosi dell’Antico Egitto giunti fino a noi, splendidamente conservati, sulle pareti della tomba di Unis. Alcuni passaggi contengono linguaggi arcaici che fanno presupporre agli archeologi che il testo possa appartenere ad un’epoca addirittura precedente a quella di Unis.

I testi delle piramidi sono composti da 283 formule in geroglifici in un ottimo stato di conservazione. Le formule sono dipinte in blu sulle pareti del corridoio, dell’anticamera e della camera sepolcrale di Unis, e furono scolpite in modo da durare a lungo ed essere ben visibili e chiare all’anima del defunto faraone, in modo da guidarlo nel suo percorso oltre la morte.

Queste formule servivano infatti per garantire al faraone di compiere il suo viaggio nell’aldilà, proteggendone i resti mortali e l’anima. Le formule avrebbero dunque permesso al faraone di sconfiggere i demoni nel mondo dei morti e ricongiungersi al dio sole Ra nel regno degli dei. Nella stanza di sepoltura vi sono dunque frasi magiche, offerte rituali e formule di resurrezione che parlano dell’incontro del faraone con Osiride nel “Duat”, l’aldilà egizio.

 

L’Inno Cannibale del faraone Unis

Ma tra le formule sulle pareti dell’anticamera, ve ne sono due che hanno attirato in modo particolare l’attenzione degli archeologi. Si tratta di due formule che insieme compongono quello che è conosciuto come “Inno Cannibale”. Un testo ricco di metafore e allusioni, con molti passaggi in cui il Faraone viene descritto mentre si nutre dei corpi e degli spiriti di uomini e dei.

«Unis è Colui Che mangia gli uomini, Si nutre degli dei […] Unis mangia la loro magia, inghiotte i loro spiriti: i loro grandi per il pasto mattutino, i loro mezzani per il pasto serale, i loro piccoli per il pasto mattutino, e gli uomini e le donne più vecchi per avere energia.[…] Perché Unis è sorto ancora nel cielo, Egli è incoronato Signore dell’orizzonte. Egli ha fracassato vertebre e spine dorsali. Egli ha strappato i cuori degli dei. Egli ha mangiato la Corona Rossa e inghiottito la Verde. Unis si nutre dei polmoni del saggio, Si soddisfa vivendo del suo cuore e della sua magia».

La maggior parte degli egittologi sono concordi nel ritenere che si tratti solo di allegorie e metafore. Ritengono infatti sia piuttosto improbabile che il faraone Unis abbia esercitato pratiche cannibali. Ma con loro non si trova d’accordo Ernest Alfred Wallis Budge, filologo ed orientalista del British Museum. Egli ritiene infatti che questo Inno Cannibale, abbia tratto la sua origine in un’epoca molto più antica di quella di Unis, un tempo in cui il cannibalismo faceva davvero parte delle pratiche dell’Antico Egitto.