Dall’Artic Report Card 2019, un rapporto annualmente stilato dalla NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) emerge una situazione davvero drammatica per quello che riguarda lo strato del permafrost.

Ormai è un dato di fatto che la temperatura del nostro pianeta stia aumentando e, come conseguenza, in Groenlandia 267 miliardi di tonnellate di ghiaccio si trasformano in acqua, aumentando il livello del mare di 0,7 mm; il Pianeta non è mai stato così scarsamente coperto di neve negli ultimi 50 anni; infine la tundra viene colonizzata dalle piante trasformandosi in un giardino.

 

L’aumento delle temperature porta allo scioglimento del permafrost

E secondo quanto riportato in uno studio pubblicato su Nature Geosciences, anche il permafrost sta subendo parecchi danni, entrando in un circolo vizioso che potrebbe avere conseguenze molto serie per il Pianeta. Lo stesso scioglimento del permafrost infatti, aumenta le emissioni di gas serra come l’anidride carbonica ed il metano, provocando un ulteriore innalzamento delle temperature e innescando un meccanismo circolare da cui potrebbe essere molto difficile tornare indietro.

Il permafrost copre circa 18 milioni di chilometri quadrati ed è costituito da rocce, terra, sabbia, materiale organico e ovviamente ghiaccio che intrappola da millenni piante, animali, microbi e circa 1700 tonnellate di carbonio. Una cifra che supera di due volte quella presente nell’intera atmosfera terrestre e di tre volte la quantità di anidride carbonica emessa dall’uomo dall’avvento dell’era industriale ad oggi.

 

Il termo-carsismo, il fenomeno che riduce il permafrost ad un colabrodo

Il permafrost si trova in questo stato da più di seimila anni, ma ora la situazione sta rapidamente cambiando e man mano che le temperature aumentano esso si scioglie, ed i batteri che quiescevano al suo interno tornano a produrre anidride carbonica e metano, aumentando i gas serra, contribuendo ad un ulteriore riscaldamento del pianeta.

Il fenomeno di scioglimento ha raggiunto una velocità tale da ridurre il terreno ad un enorme colabrodo, pieno di buchi ricolmi di acqua e causando frane e smontamenti. A subirne le conseguenze dirette è in primis la foresta boreale, molti infatti sono gli alberi trascinati via dalle frane e dalle voragini che si aprono nel terreno.

Questo fenomeno, che porta alla formazione delle buche nel terreno, è noto come termo-carsismo, nome che deriva dal fatto che i terreni dove il permafrost si scioglie, iniziano ad assomigliare alle bucherellate regioni carsiche. Il collasso del terreno è dovuto allo scioglimento del ghiaccio che tratteneva al suo posto il terreno.

Quando il ghiaccio si scioglie il terreno precipita, lasciando grandi buche che si riempiono di acqua. Questo avviene poiché l’acqua ghiacciata occupa uno spazio maggiore rispetto a quando si torva in forma liquida. Lo scioglimento dunque crea degli spazi vuoti e delle crepe che portano il terreno al collasso. Inoltre le crepe e le voragini che si formano, alimentano lo scioglimento del ghiaccio.

 

Il termo-carsismo procede a velocità inaspettate

I climatologi erano già a conoscenza di questo processo, ma si riteneva che sarebbe progredito in modo più graduale, ora invece si pensa che sino al 20% del permafrost possa subire questo processo. Secondo un rapporto dell’agenzia delle Nazioni unite per il cambiamento climatico, l’IPCC, se le emissioni dovessero continuare a questo ritmo, circa il 70 % del permafrost sparirebbe. Come affermano anche i ricercatori di Nature Geosciences, il processo di termo-carsismo si verifica infatti ad un ritmo molto più sostenuto di quanto si pensasse.

Agli inizi del Novecento, il termo-carsismo si verificava sul 5% delle regioni coperte da permafrost, mentre se le condizioni attuali non cambieranno il fenomeno triplicherà. Entro il 2100 circa 1,6 milioni di ettari di permafrost saranno sciolti ed entro il 2300, 2,5 milioni di ettari saranno ormai un colabrodo.