Con la sua millenaria storia l’Egitto ha molto da offrire a turisti ed archeologi, che si avventurano nel deserto per ammirare o studiare importanti reperti come le piramidi ed i templi. Ma oltre ai siti ben noti e più acclamati, vi sono altre località in Egitto dove sono custoditi altrettanto affascinanti edifici e reperti.

L’oasi del Fayyum: un paradiso verde tra il Nilo ed il lago di Qarum

È questo il caso dell’oasi del Fayyum dove tra le piramidi e le costruzioni, si trovano anche dei fossili di balene preistoriche che abitavano in questa zona quando al posto del deserto vi era l’oceano. Meraviglie che si possono visitare senza doversi immergere in una folla di turisti, immersi nella calma assoluta del deserto.

Come spesso accade in Egitto, anche nell’oasi del Fayyum il fulcro vitale è il Nilo. Grazie al fiume e al lago Qarum, la zona è disseminata di canali e piccoli laghi artificiali che rendono possibile l’agricoltura. La zona si presenta quindi verdeggiante, con campi arati con gli asini, e frutteti tra cui primeggia la palma da dattero.

Le piramidi del Fayyum: da quella abbandonata da Senfru a quelle di fango

Poco fuori questa oasi sospesa nel tempo, un pozzo inclinato lungo 40 m conduce ad una delle più importanti piramidi della zona, quella di Meidum, costruita oltre 4500 anni fa. Al suo interno non si riesce a stare in piedi e la sua camera sepolcrale, mai utilizzata, appare come una grotta abitata da pipistrelli.

La sua costruzione fu voluta da Snefru, faraone vissuto attorno al 2600 a.C. e padre del ben più noto Cheope. Ma il faraone non era affatto soddisfatto della costuzione della piramide di Meidum, per questo motivo decise di farsi costruire altre due piramidi e questa non fu mai utilizzata.

Ma questa non è l’unica piramide che si trova nell’oasi del Fayyum. Immersa nel bacino che circonda l’oasi vi è la piramide di Hawara, costruita attorno al 1800 a.C. per il faraone Amenemhet III. Questa piramide, originariamente alta 58 m, è oggi parzialmente crollata in quanto realizzata di mattoni di fango, leggeri e facili da trasportare, ma che facilmente subiscono il passare dei millenni decomponendosi.

Come la piramide di Hawara, anche quella di el-Lahun, tomba del faraone Sesostri II, fu realizzata in mattoni di fango e risale più o meno allo stesso periodo. Anche questa piramide è dunque molto danneggiata.

Oltre alle piramidi di fango, a Fayyum possiamo ammirare anche la piramide rossa che si trova nella regione di Dahchour, aperta al pubblico da luglio 2019 dopo più di 4 millenni, di cui si può ammirare il pozzo di 30 m e l’imponente corridoio che conduce alla camera funeraria. Sempre dal 2019 è possibile ammirare anche la piramide romboidale, il cui restauro ha richiesto cinquant’anni di lavoro. A rendere straordinaria la visita di questa piramide è l’impressionante percorso che conduce alla camera funeraria, uno dei più suggestivi di tutto l’Egitto.

Un parco archeologico dove si possono scoprire fossili di balene ancestrali

Ma i tesori di Fayyum non finiscono qui. Ben prima dell’esistenza stessa della civiltà egizia, dove ora si trova il deserto vi era un tempo un oceano che a lasciato le sue tracce a Wadi al-Hitan, il bacino desertico conosciuto come la “valle delle balene”. Tra le falesie in arenaria rossa e arancio sono infatti custoditi gli scheletri fossili di Archaeoceti, gli antenati delle odierne balene. Recentemente il sito è stato nominato patrimonio mondiale dell’UNESCO e percorrendolo si possono ammirare e addirittura scoprire fossili appartenenti ad un era che precede di molto quella dei faraoni.