Grazie all’organizzazione Mondo in Cammino ed al presidente Massimo Bonfatti, gli inviati de Il Tempo, hanno documentato come è la vita a Dubovy Log, un villaggio nella provincia di Dobrush a sud della Bielorussia, a soli 350 km da Chernobyl. Un viaggio impressionante che mostra come si vive in una zona tra le più contaminate dalle radiazioni e dove è ancora molto alto il rischio, nonostante siano trascorsi più di 30 anni dalla catastrofe che colpì la zona.

 

Vivere all’ombra di Chernobyl

La notte del 26 aprile 1986 il reattore numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl esplose, provocando una delle più grandi catastrofi dell’era moderna. Da allora tutta la zona circostante, colpita dalle radiazioni nucleari, e coperta dalle polveri radioattive arrivate con gli agenti atmosferici, è un luogo abbandonato e dimenticato. Ed è proprio in uno di questi luoghi dimenticati della Bielorussia, al confine con Russia ed Ucraina, che ancora vivono delle comunità, in costante rischio per la loro salute.

Ad accogliere gli inviati della testata giornalistica è il cartello arrugginito che segna l’ingresso nel villaggio. Una strada sterrata conduce al suo interno dove appaiono case abbattute, bruciate e sepolte sotto la terra. La responsabile del consorzio locale e futura direttrice del doposcuola di Dubovy Log, accompagna il team assieme al presidente di Mondo in Cammino alla scoperta del villaggio e della vita al suo interno.

Il doposcuola per i ragazzi di questa zona colpita dall’esplosione di Chernobyl è un punto di riferimento importante per la comunità, voluto e costruito con l’aiuto di Mondo in cammino. Come spiega lo stesso Bonfatti si tratta di un luogo dove i “bambini del villaggio di avere un posto in cui incontrarsi dopo le lezioni scolastiche a Dobrush, in cui potere svolgere compiti, giocare e, soprattutto, usufruire di una abbondante merenda in grado di sottrarre una parte di alimentazione all’economia di sussistenza delle singole famiglie, basata sull’utilizzo di prodotti che crescono da terreni contaminati, di animali da cortile che gironzolano su terreni contaminati”.

 

La necessità di aiutare la popolazione che vive nelle zone contaminate

Il centro purtroppo è stato vittima di atti di vandalismo che lo hanno distrutto, ma la comunità è forte e subito si è messa in opera per “ricostruire un nuovo doposcuola grazie al direttore del kholkoz che ha messo a disposizione un locale dove ostinatamente esso potrà rinascere”.

In questo luogo non si parla di contaminazione e di radioattività, sembra che la zona contaminata sia un po’ più avanti. E infatti avanti c’è un cartello che indica pericolo di radioattività, a soli 50 m dal villaggio. Come se questa breve distanza fosse sufficiente.

Le persone in questo villaggio per sostentarsi hanno il loro orto ed i loro animali, ma la terra è contaminata e così lo anche il cibo ed il foraggio per gli animali. Per questo l’associazione Mondi in Cammino ritiene che sia di vitale importanza cercare di ripristinare al più presto possibile il doposcuola, per cercare di sottrarre almeno i ragazzi, al consumo di cibo contaminato, anche se solo per un pasto.

In questo luogo dove grava pesante l’ombra di Chernobyl, tra case diroccate, allevamenti e fango, la gente vive a testa alta nella sua dignità. Fieri di tutto ciò che riescono a compiere per vivere, con il coraggio di chi continua a vivere nonostante tutto.