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Alla fine l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha cambiato la denominazione dietro il contagio da coronavirus. Ora si tratta di una pandemia e non più di una epidemia. Per chi si sofferma sulla parola e non esplora oltre, non cambia niente, ma in realtà neanche a livello generale ci sono differenze.

Con 114 paesi nel mondo colpiti su 193, è chiaro che il contagio non è per niente circoscritto in un territorio ben preciso. Non essendo così, non si può parlare di epidemia, ma solo di pandemia. Si tratta di una situazione che già era presente da giorni e giorni, anche settimane. Il cambio di denominazione non cambia niente rispetto ai nostri obblighi o la nostra situazione.

Il cambio dovrebbe rendere solo più agevole in qualche modo l’invio ai paesi più colpiti dei presidi sanitari, ma in maniera minima. I poteri di tale organizzazione rimangono pochi. Può emanare direttive e inviare team nelle nazioni, ma sempre dovranno rispettare la volontà del governo locale.

 

Coronavirus: stiamo ufficialmente vivendo una pandemia

Le parole del direttore dell’OMS: “Ci aspettiamo un aumento del numero dei casi, delle morti e dei paesi colpiti. La definizione di pandemia non cambia la valutazione dell’OMS sulla gravità della situazione. Non cambia quel che l’OMS sta facendo, né quel che i paesi dovrebbero fare. Questa non è solo una crisi sanitaria, è una crisi che toccherà ogni settore, e richiede che ogni individuo sia coinvolto nella lotta”.

In sostanza, quello che noi dobbiamo fare rimane lo stesso degli scorsi giorni. Uscire il meno possibile ed è un cosa che non va vista come violazione dei propri diritti basilari. Lavarsi bene le mani e mantenere una distanza di sicurezza quando si è fuori, anche più di un metro.