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I cieli del Nord Italia sono notoriamente più sporchi rispetto a quelli del Centro e del Sud. I motivi legati a questi fenomeno sono banalmente tre. Il primo riguarda la conformazione territoriale che rende più difficile, detto in maniera semplicistica, un ricambio d’aria. Il secondo aspetto riguarda la presenza di industrie concentrate che fa il paio con il terzo aspetto, l’alta densità abitativa. Durante questo periodo di quarantena per via del coronavirus, il cielo sta risultando più pulito.

Come in Cina durante febbraio, la cappa di inquinamento presente sopra la zona interessata dalla quarantena più rigida si è diradata, e in generale un po’ in tutta Italia. Le immagini satellitari mostrano tutto questo molto chiaramente. Un abbattimento delle emissioni dovute alla riduzione della produzione industriale in alcuni casi e dei ridotti spostamenti in auto.

 

Quarantena da coronavirus e Italia: prendere esempio per il futuro?

In Cina si è visto che nel periodo che va dalla seconda metà di gennaio fino a febbraio, le emissioni sono diminuite di 200 milioni di tonnellate di anidride carbonica, un quarto del totale. In Nord Italia stiamo vedendo una grossa diminuzione dell’inquinamento. Lasciando da parte la produzione industriale, la riduzione degli spostamenti è un fattore incisivo. Guardando a questo, si può prendere spunto anche per il futuro.

Lo smart working sta permettendo a molti di lavorare anche da casa ed evitare spostamenti. Se comunque l’uso di un computer per lavorare comporta delle emissioni, non sono minimamente confrontabili con quelle di uno spostamento in macchina. Perché non continuare il più possibile anche dopo tale situazione? Continuare a lavorare da remoto potrebbe sicuramente aiutare a mitigare il fenomeno del cambiamento climatico.