Xiaomi

Quando ci accingiamo ad acquistare un nuovo smartphone è inevitabile porsi qualche domanda che possa indirizzarci verso un acquisto oculato, per evitare di inciampare in un cattivo affare: la fotocamera è abbastanza moderna? La batteria sarà abbastanza capiente? Lo schermo non sarà troppo grande? Quel che è certo è che non tutti acquistano un cellulare considerando la possibilità che questo possa esplodere, nonostante questo sia un fenomeno piuttosto conosciuto, seppur molto raro. Qualcosa di simile è capitato ad uno sfortunato cliente Xiaomi.

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Un uomo indiano, Vikesh Kumar, ha visto il suo Xiaomi Redmi Note 7 Pro trasformarsi da un momento all’altro in una palla di fuoco. L’uomo ha affermato di aver sempre caricato il cellulare con il caricabatterie di serie e la mattina dell’incidente si era presentato al lavoro con circa il 90% di carica. Dopo qualche ora però, insospettito dal calore proveniente dalla tasca in cui teneva lo smartphone, ha capito che qualcosa non andava; Kumar ha provveduto a riavviarlo e dopo pochi secondi il suo Xiaomi ha preso fuoco.

 

Il centro di assistenza Xiaomi ha però liquidato l’accaduto come un banale “errore nell’accensione”

Il primo impulso del malcapitato è stato quello di lanciarlo il più lontano possibile, catapultandolo inavvertitamente sul suo zaino e causando un piccolo incendio, che per fortuna non ha prodotto alcun danno fisico al signor Kumar. Quest’ultimo si è poi recato in un centro Xiaomi per lamentarsi dell’accaduto, portando come prova sia i resti del cellulare che quelli del suo zaino, a dimostrazione dei danni prodotti dall’incidente. Tuttavia, i dipendenti del centro hanno ritenuto di non poter risarcire in alcun modo il cliente, salvo proporgli il 50% di sconto su un eventuale successivo acquisto in Xiaomi.

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La casa si è limitata a prendere atto dell’accaduto e nel documento relativo all’assistenza si legge che l’incidente è dipeso da un “errore nell’accensione“.  La disputa non è finita qui, dal momento che il signor Kumar, stizzito dalla situazione, si è rivolto ai media indiani per cercare giustizia e ora risulta ancora in attesa di notizie. In conclusione, l’episodio è piuttosto increscioso, anche se è ammissibile che dei dispositivi possano avere dei difetti di fabbricazione; in ogni caso, però, essi non devono essere tali da mettere in pericolo l’incolumità degli acquirenti.