mascherine

La mancanza di dispositivi di protezione individuale in ambito sanitario spesso spinge gli operatori sanitari a riutilizzare le loro mascherine, che però sono pensate per un singolo utilizzo. Un team di dermatologi dell’Henry Ford Health System ha scoperto che l’esposizione di questi presidi medici alla luce UV potrebbe essere utile per sterilizzarli, in modo da sopperire ad una carenza sempre più sentita, durante la pandemia di coronavirus.

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La loro ricerca è stata pubblicata nella speranza di fornire ad altri un modello per riutilizzare in sicurezza determinati tipi di mascherine. “Ci siamo riuniti e abbiamo pensato a cosa potevamo fare per rendere sicure le mascherine dopo l’utilizzo, sfruttando in particolare la luce UVC, così da poterle riutilizzare“, ha affermato Iltefat Hamzavi, dermatologo presso l’Henry Ford. Hamzavi ha spiegato che la loro idea è diventata realtà molto velocemente grazie ad una partnership con una società, con sede in Ohio, chiamata Daavlin.

 

Tuttavia, non tutte le mascherine potrebbero rispondere altrettanto bene a questo trattamento

Alla fine siamo stati in grado di lavorare con loro per identificare la lunghezza d’onda e la potenza delle radiazioni specifiche per assicurarci di uccidere il virus. Usiamo costantemente attrezzature per fototerapia nei nostri uffici per curare le malattie della pelle“, ha affermato Hamzavi, “ma Daavlin è stata in grado di riutilizzare questi dispositivi, immergendoli nella luce delle lampade UVC. Abbiamo portato i nostri risultati a Detroit e lo abbiamo iniziato i test sulle mascherine in uso dal personale sanitario“.

Malgrado questa sia un’ottima notizia, c’è una precisazione fondamentale da fare. “Non tutte le mascherine si sono comportate allo stesso modo. Si possono irradiare tutte le maschere almeno una volta e alcune anche sette, otto, nove volte senza che esse ne risentano. Ciò non va dimenticato, in modo da valutare accuratamente su quali mascherine viene condotto il trattamento e soprattutto quale sistema di illuminazione si sta usando“, ha aggiunto Hamzavi. Per essere chiari, non si tratta di un procedimento che possiamo replicare a casa.