Credit: ESA / Missione Rosetta

Sembra che sulla cometa 67P Churyumov-Gerasimenko siano presenti dei sali d’ammonio. Questo è ciò che emerge dall’analisi dei dati dello spettrometro VIRTIS della missione Rosetta dell’ESA, che ha analizzato la cometa con indagini nel visibile, nell’infrarosso e con immagini termiche, tra il 2014 ed il 2015.

 

Rosetta: l’occhio puntato sulla cometa

All’inizio del 2020, già alcune analisi sulla cometa erano state pubblicate su Nature Astronomy. Si trattava dei dati ottenuti nell’atmosfera della cometa grazie ad un altro strumento della missione Rosetta: lo spettrometro Rosetta Orbiter Spectrometer per Ion and Neutral Analysis (ROSINA). A queste si aggiungono ora le informazioni contenute in questo nuovo studio, condotto da Olivier Poch dell’Institut de Planétologie et d’Astrophysique di Grenoble e pubblicato su Nature.

 

Le caratteristiche particolari rilevate dallo strumento VIRTIS di Rosetta

In questo studio sono stati dunque raccolti i dati raccolti da VIRTIS nella prima metà della missione Rosetta attorno alla cometa. VIRTIS ha mappato la cometa rilevando una superficie scura come il carbone e leggermente arrossata da una miscela di carbonio e minerali opachi.

Sulla superficie della cometa, lo strumento ha individuato anche delle macchie d’acqua e ghiaccio di anidride carbonica. Ma ciò che ha incuriosito di più i ricercatori è la sconcertante capacità di assorbimento delle lunghezza d’onda dell’infrarosso attorno ai 3,2 µm. Fino ad ora infatti non era chiaro quale tipo di composto potesse produrre questa caratteristica.

 

Comete artificiali in laboratorio per risolvere il mistero dell’assorbimento

Per cercare di individuare il materiale che da come risultato le caratteristiche osservate dallo spettrometro VIRTIS, i ricercatori hanno creato in laboratorio delle superfici artificiali di cometa. Per realizzarle sono stati utilizzati delle particelle fini di ghiaccio d’acqua, a cui sono stati uniti granuli di polvere scura e di volta in volta dei diversi composti. In seguito hanno analizzato le proprietà di queste superfici e le hanno confrontate con i dati ottenuti da VIRTIS nella missione Rosetta.

Le comete artificiali sono state dunque esposte ad una serie di condizioni simili a quelle a cui è sottoposta la cometa, come ad esempio il vuoto e le basse temperature. Dopo alcune ore, i ricercatori hanno notato la sublimazione completa del ghiaccio, che ha lasciato dietro di se una superficie polverosa analoga a quella osservata sulla cometa.

 

La soluzione sono i sali d’ammonio

Comparando i test con i dati di VIRTIS, i ricercatori hanno osservato le stesse caratteristiche di assorbimento degli infrarossi nella superficie artificiale contenete sali di ammonio (NH4+), che sono rilevati su tutti i tipi di terreni della cometa. Questo potrebbe significare che sulla cometa vi sia una maggiore quantità di azoto su 67P di quanto si aspettassero i ricercatori, su questa e anche su altre comete.

A queste scoperte si aggiungono anche i recenti rilevamenti di gas prodotti dalla sublimazioni di sale d’ammonio su granelli espulsi dalla cometa, registrati grazie allo strumento ROSINA che si trova sulla sonda Rosetta.

Dato che la stessa composizione chimica è stata individuata anche su alcuni asteroidi, la presenza di sali d’ammonio sulla cometa, potrebbe mettere in relazione la composizione chimica tra asteroidi, comete e forse la nebulosa proto-solare. Questo significa che si aprono nuovi scenari per la presenza dell’azoto, elemento chiave per la vita, nei pianeti interni del Sistema Solare.