coronavirus

Anche se finora non ci sono prove che gli animali domestici e i loro proprietari possano trasmettersi a vicenda il nuovo coronavirus, c’è da dire che ancora pochissime ricerche sono state condotte su un potenziale “crossover” di questo tipo. L’origine del coronavirus va con ogni probabilità ricercata in un animale, primo serbatoio del virus in cui esso è mutato per poi trasferirsi alle persone. “La ricerca non ha però ancora dimostrato se il virus sia effettivamente nato tra gli animali“, ha affermato Scott Kenney, ricercatore presso l’Ohio State University College of Food, Agricultural and Environmental Scienze.

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I virus sono in costante evoluzione e cercano in continuazione di trovare nuovi ospiti“, ha detto Kenney, che sta studiando i coronavirus, compresi quelli in grado di trasmettersi da una specie ad un’altra. Essendosi diffuso così rapidamente tra le persone in tutto il mondo, si ritiene che il nuovo coronavirus abbia avuto origine nei pipistrelli, ma il virus del pipistrello è già cambiato, alterando le proteine ​​di superficie in modo da trasferirsi efficacemente da persona a persona. Queste proteine ​​di superficie sono diverse nel virus del pipistrello mutato, quindi il virus ora ha meno probabilità di interessare i pipistrelli.

 

Il nuovo coronavirus potrebbe avere avuto origine nei pipistrelli, ma è mutato in modo da compiere il “salto di specie” ed infettare l’uomo

Quando i virus infettano un animale, producono miliardi di copie di se stessi e alcune copie tendono ad essere leggermente diverse rispetto al virus originale. Secondo Kenney, mentre la maggior parte di queste copie irregolari muore, a volte essere riescono ad adattarsi e a mutare, cambiando quindi anche la sua capacità di infettare una specie diversa. “Se la nuova specie è esposta a questo virus alterato, esso sarà in grado creare molte più copie di se stesso e potrà potenzialmente infettare una specie completamente diversa“, ha aggiunto.

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Finora, l’unica ricerca sulla trasmissibilità del coronavirus tra animali riguarda solo i casi di due cani risultati positivi all’infezione, ma nessuno dei due ha presentato sintomi. “Il nuovo coronavirus è riuscito a colmare un punto da sempre debole nel processo evolutivo di un virus“, ha detto Kenney. “Le persone infette possono essere molto malate e mostrare pochi o alcun sintomo, portando ad una diffusione molto rapida dell’infezione”. I coronavirus sono inoltre molto comuni tra gli animali da allevamento. Se la malattia COVID-19 dovesse saltare di nuovo le specie ed essere ricettiva verso gli animali, un probabile animale che potrebbe contrarlo sarebbe il maiale“, ha aggiunto Kenney: i maiali hanno infatti una proteina simile all’uomo che il virus SARS, “cugino” di Sars-CoV2, utilizza per infettare l’uomo.