coronavirus

Quando ci si trova a dover fronteggiare una minaccia insidiosa e sfuggente come il coronavirus, che sta mettendo in ginocchio tutto il mondo, è facile cadere preda di facili allarmismi e soprattutto cedere alla tentazione di cercare un responsabile a tutti i costi. E benchè questo meccanismo mentale sia umanamente comprensibile non si possono non condannare i risvolti violenti che esso può generare, soprattutto se di base non sussiste un motivo neppure lontanamente legittimante di determinate azioni.

 

Per molti, il 5G avrebbe contribuito in misura rilevante alla diffusione del coronavirus

A Liverpool, in Inghilterra, e a Belfast, in Irlanda del Nord, si sono registrati diversi “attacchi” da parte di alcuni scalmanati contro le antenne della rete 5G presenti sul territorio, al grido di “viva la rivoluzione” e “morte al 5G”. I filmati di queste insensate rappresaglie erano anche stati pubblicati su YouTube, salvo essere stati cancellati dopo poco tempo. Ma cos’è che ha spinto queste persone a prendersela con il 5G? Perchè questa tecnologia, molto discussa già in tempo di pace, è stata oggetto di questi attacchi?

Da alcuni mesi a questa parte, tra i più ferventi teorici del complotto si è diffusa la convinzione che la rete 5G sia una delle cause, se non la causa principale, della terribile pandemia di coronavirus. Oltre ad essere quanto mai “fantasiosa”, questa linea di pensiero non è supportata da alcuna evidenza scientifica. Secondo alcuni, il 5G avrebbe come effetto sull’uomo quello di indebolirne il sistema immunitario, rendendolo quindi più esposto alla malattia Covid-19; tuttavia, non solo non ci sono prove a sostegno di questa teoria, ma anche se si volesse mettere in discussione questa tecnologia dal punto di vista dell’emissione di radiazioni non se ne uscirebbe comunque vincitori.

 

Le evidenze scientifiche smentiscono la possibilità che il 5G giochi un ruolo nella diffusione del virus

Stando ai rilevamenti delle autorità europee competenti, la rete 5G è in grado di emettere una quantità di radiazioni comunque al di sotto dei livelli di guardia, addirittura 66 volte inferiore al limite oltre il quale vi sarebbero potenziali effetti sulla salute. Secondo un’altra teoria, la rete 5G renderebbe i batteri capaci di trasmettersi più velocemente nelle comunità e quindi di alimentare i focolai di coronavirus. In primo luogo, alcuni ricercatori della Northeastern University di Boston e di quella di Perugia avevano già studiato un’eventuale capacità dei batteri di comunicare tra loro e quindi di diffondersi meglio grazie all’elettromagnetismo, ma la ricerca aveva portato ad un nulla di fatto; da ultimo, ma non certo per importanza, il coronavirus è appunto un virus, non un batterio.

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L’astio attorno al 5G risulta ancor più immotivato se consideriamo che paesi come l’Iran, tra i più colpiti al mondo dalla piaga del coronavirus, non ha ancora neppure avviato la sperimentazione della tecnologia, ma neppure questo sembra aver convinto i sostenitori di queste assurde teorie, tra i quali si annoverano anche personalità “eccellenti” come l’attore hollywoodiano Woody Harrelson. Il ministro britannico Michael Gove è dovuto peraltro intervenire sulla questione, definendo gli attacchi “sciocchezze pericolosissime“.