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La Cina, apparentemente, è stata l’epicentro di questa pandemia globale da coronavirus. È stato il primo paese i cui casi sospetti di polmoniti hanno avuto il riscontro con una nuova malattia che si è diffusa dai mercati di animali vivi della città di Wuhan. È stato anche il primo paese a uscirne, ma c’è comunque il timore per una seconda ondata. Nuove misure stringenti sono state attivate, soprattutto a Pechino.

Capitale della Cina e sede del governo, la città è diventata una fortezza. Rigorose quarantena di 14 giorni sono diventato un obbligo che per chiunque arrivi da fuori la città, anche se già precedentemente negativi ai test. Gli hotel possono accettare ospiti solo chi è risultato negativo fino a 7 giorni prima dell’arrivo.

Il motivo è anche da ricercarsi dal fatto che dovrebbe esserci il congresso annuale del Partito Comunista. Le misure sono un modo per garantire la sicurezza di tutti i partecipanti a quello che è noto come Due sessioni. Un modo per proteggere l’élite del partito al governo della Cina.

 

Pechino, il coronavirus e la seconda ondata

All’interno della Cina sembra che ci sia un divisione in tre parti. Pechino, sede del governo, la zona considerata più sicura. Il resto della Cina a eccezione della provincia dell’Hubei e di Wuhan. Chi vive in tale zona viene visto come un potenziale untore da Pechino. E infine c’è proprio la suddetta provincia e Wuhan, la cui popolazione viene in un certo senso discriminata dal resto della Cina.

La quarantena da Wuhan è stata sollevata il 6 aprile e da allora decine di migliaia di lavoratori si sono già mossi, ma in molti casi i controlli risultano così ferrei che le persone vengono rimandate indietro più volte. La paura è legata ai molti asintomatici che potrebbero esserci in giro.