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L’attuale situazione dovuta alla pandemia globale da coronavirus ha ovviamente spinto verso un aumento dell’uso di software pensati per le videoconferenze. Visto l’aumento di questo tipo di smart working, anche gli attacchi hacker sono aumentati andando a prediligere un paio di alternative su tutte: Zoom e WebEx. L’allarme l’ha lanciato Proofpoint.

L’azione principale dagli hacker rivolta verso tali piattaforma è il cosiddetto social engineering. Gli utenti a rischio sono oltre 500 milioni, un numero cresciuto negli ultimi due mesi. Si tratta di oltre 200 milioni per Zoom e circa 324 milioni per WebEx. Dal 27 marzo, Proofpoint ha notato un aumento costante di attacchi alle videoconferenze aziendali.

 

Smart working e attacchi hacker

Gli hacker cercando di sfruttare questa situazione a loro vantaggio nel tentativo di distribuire qualche malware e rubare credenziali tramite phishing. Le due piattaforme in questione sono state prese di mire più di altre non solo per la mole di utenti, ma anche perché le suddette credenziali spesso fanno riferimento ad account aziendali contenenti informazioni che possono essere vendute a terze parti.

Secondo Proofpoint, questo genere di attacchi continueranno per tutto il periodo della quarantena e delle misure restrittive messe in atto per ridurre la possibilità di contagio. Considerando che tali misure potrebbero proseguire ancora per molto visto la situazione che migliora con lentezza, anche gli attacchi saranno sempre di più. Molti account, nell’arco delle centinaia di migliaia, sono stati visti in vendita sul dark web anche a un costo irrisorio che sottolinea che non tutti gli account hanno un reale valore sul mercato.