coronavirus

Sebbene molti paesi del mondo stiamo per iniziare ad allentare le misure restrittive adottate per il contenimento del contagio da coronavirus, un nuovo studio avverte che la pandemia, che ha già ucciso più di 230.000 persone, probabilmente persisterà per almeno due anni. Lo studio di modellistica del Center for Infectious Disease Research and Policy (CIDRAP) dell’Università del Minnesota afferma inoltre che circa il 70% della popolazione mondiale dovrebbe sviluppare l’immunità per poter essere in grado di arrestare efficacemente la diffusione del virus.

 

Nuovi picchi epidemici di coronavirus potrebbero in futuro interessare molte parti del mondo, di gravità più o meno alta

Lo studio ha esaminato otto principali pandemie influenzali risalenti al 1700, nonché i dati sul nuovo coronavirus, per aiutare a prevedere come l’infezione potrebbe diffondersi nei prossimi mesi e anni. In virtù del comportamento delle otto precedenti pandemie influenzali, gli scienziati hanno affermato che sette di esse hanno fatto registrare un secondo picco epidemico circa sei mesi dopo il primo. Inoltre, altre pandemie si sono ripresentate in ondate minori del corso dei due anni successivi alla prima epidemia.

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Un fattore chiave nella previsione per l’attuale pandemia ruota attorno all’immunità di gregge, che si riferisce alla resistenza a livello collettivo alla diffusione di una malattia contagiosa, che si verifica quando un’alta percentuale di persone è immune ad essa, sia attraverso la vaccinazione che prima della somministrazione. “La durata della pandemia sarà probabilmente dai 18 ai 24 mesi, poiché l’immunità di gregge si sviluppa gradualmente nella popolazione umana“, si legge nei documenti dello studio. “Data la trasmissibilità del nuovo coronavirus, tra il 60% e il 70% della popolazione mondiale potrebbe aver bisogno di sviluppare anticorpi per raggiungere la soglia critica dell’immunità di gregge, se si vuole fermare la pandemia“.

 

In virtù di questo studio, i ricercatori avvertono che la cautela deve essere massima nella fase di “riapertura”

Ci vorrà del tempo per raggiungere quel punto, poiché i dati mostrano che finora solo una piccola parte della popolazione mondiale è stata infettata e un possibile vaccino si vedrà tra mesi, se non tra almeno un anno. Non è ancora chiaro se le persone che si sono riprese dall’infezione siamo immuni, nè per quanto tempo durerebbe tale protezione. Il rapporto delinea diversi possibili scenari: uno in particolare prevede che un’ondata più seria potrebbe verificarsi nell’autunno o nell’inverno del 2020, seguita da successive ondate minori nel 2021. I ricercatori affermano che questo modello richiederebbe il ripristino delle misure di contenimento della cosiddetta “Fase 1”, nel tentativo di ridurre la diffusione dell’infezione e impedire che i sistemi sanitari collassino.

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Altri scenari nel rapporto parlano di picchi ricorrenti e di ondate di infezione più miti nei prossimi due anni. In ogni caso, i ricercatori hanno affermato che le persone devono essere pronte per almeno altri 18-24 mesi di cautela per contenere la diffusione del coronavirus, tenendo presente che altri picchi potrebbero verificarsi periodicamente in diverse aree geografiche. Anche se il virus continua a circolare tra la popolazione umana e le i dati fanno ben sperare in un significativo calo della curva dei contagi, gli scienziati sostengono che probabilmente la pandemia si “sincronizzerà” su un modello stagionale, con gravità ridotta nel tempo.