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La Corea del Sud, un paese che è stato subito preso a modello dalla comunità internazionale per la sua capacità di gestire i contagi. In poco tempo, da essere il secondo paese più casi è diventato uno dei luoghi, almeno apparentemente, più sicuri dove stare. Il numero giornaliero è crollato e dopo settimane di misure restrittive, il presidente ha voluto chiare come far riprendere l’economia, ma soprattutto la vita.

Risultato di questa scelta? 34 nuovi casi. Ovviamente sono un numero molto basso, soprattutto considerato che è il più alto da oltre un mese. Di questi, solo 26 sono i casi di contagi avvenuti effettivamente nel paese. Il punto è che questi numeri indicano altro, ovvero che non si può abbassare la guardia.

 

Corea del Sud e coronavirus: l’approccio alla seconda fase

L’abbiamo in questi primi giorni di seconda fase in Italia. Gli italiani si sentono fuori pericolo e vanno in giro senza neanche più le protezioni necessarie. Alcuni usano come scusa l’essere all’aperto e altri di essere in regioni con pochi casi all’attivo. Ieri l’Italia ha registrato 1,083 nuovi casi, il giorno prima 1,327 e quello prima ancora 1,401. La Corea del Sud ha segnato rispettivamente 34 nuovi casi, 12 e 4.

Le parole del presidente della Corea del Sud, Moon Jae-in: “Non è finita finché non è finita. Pur mantenendo una maggiore vigilanza fino alla fine, non dobbiamo mai abbassare la guardia per quanto riguarda la prevenzione delle epidemie. Siamo in una guerra prolungata”.

Il discorso è che se anche siamo entrati in una nuova fase non ci si può permette di abbassare la guardia. Essere nella seconda fase vuol dire che la popolazione ha ancora più responsabilità di prima. Se ci sarà di nuova una chiusura di tutto non sarà colpa del governo, ma di chi ha pensato che siamo al “libera tutti“.