acqua

Quando hanno scoperto quella che sembrava essere acqua che scorreva sulla superficie di Marte nel 2015, gli scienziati di tutto il mondo non avevano nascosto l’intenzione di volerla esaminare. C’era solo un problema: il Trattato sullo spazio esterno delle Nazioni Unite del 1967 impone che l’esplorazione dello spazio debba essere condotta in modo tale da evitare qualsiasi tipo di contaminazione. Dal momento che non abbiamo modo di sterilizzare in maniera totalmente sicura le nostre apparecchiature dai microbi terrestri, la possibilità di contaminare Marte era piuttosto alta.

 

I batteri presenti sulla Terra non potrebbero adattarsi alle caratteristiche dell’acqua marziana

Secondo una nuova ricerca, tuttavia, non dovremmo più preoccuparci di questo: anche se su Marte dovesse esserci acqua allo stato liquido, le condizioni superficiali sarebbero comunque incompatibili con le forme di vita terrestri. “La vita sulla Terra, anche quella sviluppatasi in condizioni estreme, può resistere solo fino ad un certo punto“, ha spiegato lo scienziato Edgard G. Rivera-Valentín della University Space Space Association e il Lunar and Planetary Institute.

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Mentre cerchiamo di capire se e come la vita possa esistere altrove, uno sguardo viene volto sempre più spesso agli estremofili, organismi in grado di vivere in alcuni degli ambienti più ostili della Terra, come l’arido deserto di Atacama in Cile, l’Area geotermica salata e acida di Dallol in Etiopia e persino lo spazio vicino alla Terra, a bordo della ISS. Ma mentre questi ambienti hanno diversi elementi in comune con Marte, chiaramente non sono Marte. L’acqua sembra essere un requisito per la vita, ma su Marte, l’acqua si congela o evapora.

 

L’intuizione potrebbe aprire ad uno studio più consapevole delle caratteristiche del Pianeta rosso

Il nostro team ha esaminato regioni specifiche su Marte, aree in cui la temperatura dell’acqua e i limiti di accessibilità potrebbero consentire a organismi terrestri noti di replicarsi, per capire se fossero abitabili“, ha affermato lo scienziato Alejandro Soto, del Southwest Research Institute. “Abbiamo tratto le informazioni sul clima marziano sia da modelli atmosferici che da misure di veicoli spaziali e abbiamo sviluppato un modello per prevedere dove, quando e per quanto tempo l’acqua sia stabile sulla superficie e nel sottosuolo di Marte“.

Sulla base di anni di dati sperimentali sulle reazioni chimiche in condizioni simulate di Marte in laboratorio, nonchè dei dati climatici, il team ha messo insieme un quadro di quando e dove potrebbero essere presenti le cosiddette “salamoie“, soluzioni di acqua salata, sulla superficie di Marte e ha scoperto che esse potevano persistere fino a sei ore dall’equatore alle alte latitudini. Ciò può avvenire però solo stagionalmente. Potrebbe non sembrare significativo, ma è lasso di tempo più ampio di quanto gli scienziati pensassero in precedenza, anche se ciò non vuol dire che le forme di vita terrestri possano sopravvivervi.