pangolino

Alcuni scienziati hanno indicato il pangolino come possibile colpevole del nuovo coronavirus. Ora, un nuovo studio suggerisce che l’animale può servire da esempio per trovare un trattamento per la malattia.

Il pangolino, un piccolo mammifero a rischio di estinzione e uno degli animali più trafficati al mondo, è stato accusato di essere il trasmettitore del nuovo coronavirus. I ricercatori dell’Università dell’Agricoltura della Cina meridionale hanno identificato il pangolino come il “possibile ospite intermedio” che ha facilitato la trasmissione del virus.

Ora, un nuovo studio pubblicato la scorsa settimana sulla rivista scientifica Frontiers in Immunology, indica questo animale come parte della soluzione per un trattamento efficace contro la malattia. Il pangolino ha una strana risposta immunitaria al coronavirus che ha sconcertato molti scienziati.

 

Lo studio

Un team di ricercatori ha analizzato i dati del genoma del pangolino e ha confrontato le loro sequenze genomiche con quelle di altri animali. Gli scienziati hanno scoperto che i pangolini sono in grado di tollerare il coronavirus, nonostante non abbiano alcun tipo di difesa antivirale utilizzata dalla maggior parte degli altri mammiferi.

I pangolini non hanno due geni che normalmente innescano una risposta immunitaria. “Abbiamo scoperto che, come i pipistrelli, i pangolini hanno un difetto genetico in risposta a vari virus, probabilmente inclusi i coronavirus“, ha dichiarato l’autore Leopold Eckhart, ricercatore dell’Università di Medicina di Vienna.

Nel caso del nuovo coronavirus, la maggior parte degli analisti lo indica come fonte primaria: secondo uno studio recente, i genomi del nuovo coronavirus sono pari al 96% di quelli che circolano nel corpo di quell’animale.

La risposta dei pangolini è rilevante poiché il modo in cui il sistema immunitario di alcune persone reagisce al Covid-19 può spiegare perché si ammalano particolarmente. La risposta “fa più male del virus stesso“, spiega Eckhart. Sebbene non sia una regola generale, può verificarsi nel 15% dei pazienti con Covid-19.

Riteniamo che i pangolini abbiano un altro modo efficace di trattare le infezioni da virus“, afferma Eckhart. “Questa risposta precedentemente sconosciuta può essere interessante per lo sviluppo di nuovi trattamenti per i pazienti con infezioni virali“.

L’investigatore non sa ancora se i risultati ottenuti attraverso il suo studio possano aiutare a trovare un trattamento per la malattia. È ancora troppo presto per questo, sottolinea. Tuttavia, spera di poter far parte della soluzione. “Penso che possano ancora venirci molte nuove idee che potrebbero essere rilevanti per la medicina“, anticipa Eckhart.