antenato

Un nuovo studio fornisce la prova più antica della presenza di un antenato dei nativi americani addirittura in Eurasia. Si tratterebbe del più antico della discendenza dei nativi, afferma l’autore dello studio, Johannes Krause, archeologo e direttore del Max Planck Institute di Monaco di Baviera, in Germania. Negli anni ’70, gli archeologi russi scavarono presso un sito chiamato “Ust-Kyakhta“, tra le sponde meridionali del lago Baikal e il confine mongolo, nella Russia centro-meridionale. Durante gli scavi, essi recuperarono migliaia di strumenti in pietra e ossa e ceramiche, oltre ad una scheggia di un dente umano.

Il dente restò per decenni nel cassetto di un collezionista, fino a quando Svetlana Shnaider, archeologa dell’Accademia delle scienze russa, lo portò all’attenzione degli esperti di DNA del Max Planck Institute. “Inizialmente ero piuttosto scettico e non credevo che potesse contenere ancora DNA“, ha detto Krause. In tal senso potrebbe essere stato determinante l’ambiente freddo e secco della Siberia, che avrebbe favorito la conservazione del materiale genetico, consentendo al team di sequenziare il genoma del “proprietario” del dente.

 

Si tratta del più antico antenato dei nativi americani, con cui condivide quasi totalmente il genoma

Sulla base dei risultati della datazione al radiocarbonio, i ricercatori hanno calcolato che avrebbe all’incirca 14.000 anni. Il genoma ha mostrato che l’individuo era un uomo e che condivideva alcune caratteristiche simili a quelle oggi caratterizzanti le popolazioni nativo americane. Queste potrebbero averlo reso l’antenato più antico finora conosciuto dei nativi americani al di fuori delle Americhe, suggeriscono i ricercatori. L’uomo viveva a 4.500 chilometri dallo stretto di Bering e a quasi 3.200 chilometri dalla Siberia nord-orientale, dove sono stati rinvenuti i resti di una donna che condivideva circa i due terzi del suo genoma. “Ciò suggerisce che la popolazione antesignana dei nativi americani occupava una vasta regione dell’Eurasia nord-orientale“, ritiene Krause.

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Oggi, le persone vicino al lago Baikal non hanno praticamente nessuna delle caratteristiche genetiche di quell’antica popolazione, indicando che col tempo questa etnia sia stata cancellata per via di flussi migratori di origine prevalentemente nord-orientale, circa 10.000 anni fa. Le popolazioni sorte intorno al lago Baikal hanno poi continuato a spostarsi e ad interagire con altri gruppi etnici per migliaia di anni, secondo lo studio. Due di loro, sepolti fianco a fianco circa 4.200 anni fa, presentavano addirittura tracce del batterio che causa la peste, Yersinia pestis, fino ad ora trovato solo molto più ad ovest, in soggetti che presentano un legame genetico con la steppa eurasiatica.