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Il Giappone ha fatto di tutto per cercare di contenere il contagio all’interno del paese per mantenere il proprio impegno nel portare avanti i giochi olimpici, l’edizione 2020, le Olimpiadi di Tokyo. Ovviamente, dopo poco, tutto è crollato. Non solo il paese asiatico stava facendo i conti con un aumento dei casi, ma anche il resto del mondo.

È diventato presto chiaro che anche fosse andato tutto per il verso giusto, gli atleti non si sarebbero mossi in estate. A causa di questo, si è programmato di far iniziare i giochi l’anno prossimo, ma da poco, il Comitato Olimpico ha fatto sapere che anche questa eventualità sarà praticamente impossibile da rispettare.

Olimpiadi a rischio: nessuna sicurezza

Rimandare di nuovo le olimpiadi prevederebbe un ulteriore slittamento di altri eventi sportivi e questo è il primo ostacolo nel caso si scelga di posticipare di nuovo. Ma perché farlo? Perché secondo il comitato, l’eventualità che un vaccino sarà pronto in tempo, o che sia tanto valido da garantire la sicurezza totale, è anche in questo caso nulla.

Le parole del portavoce del comitato:

“Non possiamo rimandarlo di nuovo e dobbiamo presumere che non ci sarà un vaccino o, se c’è un vaccino, non sarà sufficiente condividere in tutto il mondo. Abbiamo problemi reali perché abbiamo atleti che devono venire da 206 nazioni diverse. Abbiamo 11000 atleti in arrivo, 5.000 funzionari tecnici e allenatori, 20.000 media, al momento abbiamo 4.000 impiegati nel comitato organizzatore, ci saranno 60.000 volontari in arrivo. Mettiamo in quarantena il villaggio olimpico? Tutti gli atleti quando arrivano lì vanno in quarantena? Limitiamo ad avere spettatori nei luoghi? Separiamo gli atleti dalla zona mista in cui si trovano i media?”

In sostanza, una macchina troppo grossa per poter essere organizzata in un clima del genere.