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Nato nel 1948, l’aeroporto di Tegel ha visto crollare il proprio traffico del 95% a causa della pandemia da Covid-19. Dal prossimo 15 giugno sarà chiuso per due mesi, ma c’è il sospetto che sia per sempre.  Infatti con ben nove anni di ritardo sul calendario d’origine, il 31 ottobre aprirà finalmente il “Ber”; il nuovo aeroporto internazionale Berlin-Brandeburg intitolato a Willy Brandt.

E poiché Tegel doveva già essere sostituito dal momento in cui il Ber fosse stato operativo, sono in tanti a pronosticare che la chiusura ora prevista per i soli mesi estivi diventerà definitiva.

 

L’aeroporto di Tegel sarà costretto a chiudere per il Coronavirus

Con la chiusura di Tegel, Berlino perderà non solo uno scalo aereo, ma un luogo simbolico, teatro di momenti fatali della sua drammatica storia nel Ventesimo secolo. Agli albori dell’aeronautica, quello che allora era solo un piccolo slargo, servì da quartier generale del primo battaglione aereo della reale aviazione prussiana.

Nei primissimi anni Trenta era uno spazio nella foresta di Tegel, che Rudolf Nebel, ex asso dell’aviazione guglielmina e ingegnere genialoide, provava a far esplodere i suoi modellini fai da te davanti a un pubblico di appassionati. Lo assisteva negli esperimenti un giovane aristocratico, figlio del ministro dell’Agricoltura della Repubblica di Weimar.

Si chiamava Werner von Braun e sarebbe diventato il padre della missilistica moderna: qualche anno dopo, ormai scienziato prediletto di Hitler, a Tegel avrebbe testato i primi prototipi delle V-1, l’arma miracolosa con cui il Führer si illuse fino alla fine di poter rovesciare le sorti della guerra.

Tuttavia l’anno più glorioso per Tegel fu il 1948, quando Stalin con l’obiettivo di strangolare Berlino Ovest chiuse gli accessi via terra, rompendo gli accordi con le altre potenze vincitrici e isolandola dal resto del mondo. Gli Alleati impiegarono meno di tre mesi a costruirvi la prima, moderna pista d’atterraggio, in grado di accogliere i giganteschi Dakota della Raf.

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Tegel, l’aeroporto che ha permesso a Berlino di sopravvivere durante il Nazismo

Per un anno intero, attraverso gli scali di Tegel e di Tempelhof il ponte aereo alleato rifornì Berlino di ogni cosa tenendola in vita: solo a Tegel arrivarono circa 2 milioni di tonnellate di carbone, patate, granaglie, carne e medicine. Dopo la costruzione del Muro, Tegel crebbe fino a diventare il principale aeroporto di Berlino Ovest, dove atterravano Pan Am, Air France e dal 1975 British Airways.

Negli anni Settanta, un progetto radicalmente nuovo lo aveva trasformato in uno scalo efficiente e veloce. Tuttavia l’aeroporto è stato vittima del proprio successo e dei ritardi nella realizzazione del Ber: costruito per un flusso massimo di sei milioni di passeggeri l’anno, Tegel ne ha gestiti 24 milioni nel 2019.

Purtroppo siamo giunti alla fase finale. C’è chi vorrebbe trasformarlo in un parco tecnologico e chi invece lo immagina come un hub per il popolo della techno music con club, studio e spazi coperti per concerti di massa. Nell’uno e nell’altro caso, è un pezzo di storia che scompare.