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Sembra l’inizio di un film horror, o di una commedia a seconda del pubblico, ma non è così. Succede in India, vicino a Delhi. Un gruppo di scimmie assale un operatore sanitario del luogo che stava trasportando dei campioni di sangue di una persona contagiata dal coronavirus. Un esemplare ha di fatto rubato i suddetti campioni ed è sparita con il gruppo.

Per fortuna le fiale con il sangue sono state successivamente recuperate, ma in un primo momento è scoppiato una sorta di allarme. La paura è che le scimmie avrebbero potuto in qualche modo contaminare qualcuno. Non è successo anche per i campioni sono stati trovati intatti. In quel momento hanno escluso possibili altri contagi nell’area circostante.

 

Il coronavirus in India, tra scimmie e povertà

A guardare i numeri, l’India non sembra essere uno dei paesi più colpiti, ne in senso assoluto ne in senso relativo. 173,491 casi ufficiali, appena 126 per milione, e 4,980 morti accertati, ovvero 4 milione per milione. Il punto però è che sono tutti numeri basati su un numero ristretto di campioni. Se è vero che ne sono stati fatti quasi 3,5 milioni, sono appena 2,527 per milione di abitati; in Italia siamo a 62,101 test per milione di abitanti.

I numeri stano crescendo sempre di più e si teme che ci siano numerosissimi focolai silenti non ancora scoperti, soprattutto tra gli strati più bassi della popolazione. Nonostante questo scenario, l’India ha dovuto riaprire tutto per non rischiare di vedere la popolazione morire di stenti piuttosto che di coronavirus. La quarantena nel paese è durata pochissimo rispetto ad altri paesi.