coronavirus-il-brasile-e-una-bomba-pronta-a-scoppiare

Se bisogna prendere un paese europeo esempio sul come non bisogna affrontare le pandemia questo è la Svezia. L’ipotesi di creare un’immunità di gregge per il coronavirus facendo affidamento al sistema sanitario per i casi più gravi non ha funzionato e molte persone sono morte. Incompetenza da un lato, aspetto che viene evidenziato nel momento che non hanno protetto le fasce più deboli, sfortuna da un altro. A livello globale invece possiamo non prendere l’esempio del Brasile.

Il governo guidato da Bolsonaro, almeno da quello che trapela all’esterno, non sembra mai aver avuto intenzione di mettere il paese in quarantena. Qualche timido tentativo a livello federale è stato fatto, ma la politica del governo centrale è stata ben chiara. Lo sottolinea anche l’ordine, poi revocato, di smettere di fornire i numeri della pandemia alla comunità internazionale.

Ieri si è toccato il record giornaliero più alto mai visto in tutto il mondo, 181.005 nuovi contagi di cui 55.209 registrati solo nel Brasile. Con questi numeri hanno superato la soglia di un milione di casi, ma è ovvio che il contagio è molto più radicato di quello che i numeri dipingono. Basti pensare viene fuori un nuovo contagiato ogni 2,3 tamponi fatti.

 

Il Brasile e la gestione del coronavirus

Le parole di un professore di medicina presso l’Università statale di San Paolo, Alexandre Naime Barbosa: “Quel numero di un milione è molto inferiore al numero reale di persone che sono state infettate, perché c’è una sottostima di una magnitudine da cinque a dieci volte. Il numero reale è probabilmente almeno tre milioni e potrebbe addirittura arrivare a 10 milioni di persone.”

L’aspetto peggiore di questi numeri è che il picco, si stima, sia ancora lontano dall’essere raggiunto. La gestione fallace, o la non gestione, del problema sono un rischio per tutta l’America Latina e allo stesso modo anche per l’America del Nord la quale deve fare i conti comunque con gli Stati Uniti i quali allo steso modo, a causa delle rivolte, sono forse entrati nella seconda ondata senza aver mai superato realmente la prima.