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La crosta terrestre costituisce lo strato più solido e più esterno del nostro pianeta, sostenendo tutto ciò che si erge sopra di essa. Ma gran parte di ciò che accade sotto tale strato resta un mistero, incluso quello che circonda alcune sezioni di crosta che “svaniscono” nello strato più liquido della geosfera. Ora, un team di geochimici del National High Magnetic Field Laboratory della Florida State University ha scoperto indizi chiave su dove queste rocce finiscono.

 

La crosta terrestre tende a “sciogliersi” per poi riformarsi in determinati punti

I ricercatori hanno infatti fornito nuove prove del fatto che, sebbene la maggior parte della crosta terrestre sia relativamente recente, una piccola percentuale di essa è in realtà costituita da sezioni più risalenti, sprofondate molto tempo fa nel mantello e successivamente riemerse. Hanno anche scoperto, in base alla quantità di questa crosta terrestre “riciclata“, che il pianeta ha assistito a questo fenomeno fin dalla formazione della crosta terrestre, circa 4,5 miliardi di anni fa, contraddicendo precedenti teorizzazioni.

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Volendo fare una similitudine, così come il salmone ritorna nelle aree di riproduzione, una parte della crosta terrestre ritorna nel suo terreno fertile, cioè le creste vulcaniche dove nasce la crosta fresca“, ha detto Munir Humayun, geochimico e professore presso l’Earth, Ocean and Atmospheric Science della Florida State University (EOAS). “Abbiamo utilizzato una nuova tecnica per dimostrare che questo processo è essenzialmente a circuito chiuso e che la crosta riciclata è distribuita in modo non uniforme lungo le creste“.

 

Il fenomeno è strettamente collegato alla tettonica della placche

La crosta oceanica della Terra si forma quando la roccia del mantello si scioglie vicino alle fessure presenti tra le placche tettoniche lungo le creste vulcaniche sottomarine, producendo basalto. Man mano che viene prodotta una nuova crosta, questa si allontana dalla cresta verso i continenti, come un nastro trasportatore particolarmente lento. Alla fine, raggiunge aree chiamate “zone di subduzione“, dove viene forzato sotto un’altra piastra e inghiottito di nuovo nella Terra.

Gli scienziati hanno a lungo teorizzato ciò che accade alla crostasubdotta” dopo essere stata riassorbita nell’ambiente caldo e ad alta pressione del mantello del pianeta. Potrebbe sprofondare ancor di più nel mantello e stabilirsi lì, oppure risalire in superficie. Questa nuova prova supporta la teoria della “torta marmorizzata“. Gli scienziati avevano infatti già osservato fenomeni a sostegno della teoria: alcuni basalti raccolti da creste oceaniche, chiamati “basalti arricchiti“, presentano una percentuale più elevata di alcuni elementi che tendono a filtrare dal mantello in cui si forma il basalto; altri, chiamati “basalti impoveriti“, presentavano livelli molto più bassi di queste sostanze.