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Mentre la popolazione statunitense deve fare i conti con il coronavirus, la popolazione di conigli di alcuni stati, quelli del sud-ovest, devono invece combattere con un altro agente patogeno. Noto come virus della malattia emorragica del coniglio, o RHDV2, viene anche soprannominato Bunny ebola anche se in realtà non c’è nessun collegamento con il virus dell’ebola.

La scelta di questo nome deriva da un semplice fatto, dai sintomi che compaiono negli esemplari infetti, che possono essere sia conigli domestici che lepri selvatiche. Causa gravi emorragie e insufficienze d’organo. Sanguinano internamente finché non muoiono e una volta fatto, gli sfinteri non hanno più forza e si rilasciano facendo uscire tutto il sangue. Uno spettacolo macabro.

Ormai da aprile, il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti ha segnalato diversi casi tra sette stati diversi. Si tratta di rari focolai tanto che è solo il quarto evento del genere mai registrato nella storia del paese. Il primo caso in assoluto, ancora una volta, era stato individuato in Cina 35 anni fa.

 

Bunny ebola: un virus letale per i conigli

Tra marzo e giugno, solo nel Nuovo Messico, sono stati infettati 500 conigli e la maggior parte, se non tutti, sono morti. Essendo altamente infettiva, la politica al riguardo è molto rigida. Se viene trovato un esemplare infetto, tutto il gruppo con cui è venuto a contatto deve essere abbattuto. Per questo motivo, il numero di capi morti è maggiore di quello di conigli effettivamente risultati infettati allo stato attuale. Il virus non attacca ne l’uomo, ne altri animali, ma è facilmente trasportabile attraverso sangue, feci o urina. Per questo motivo, gli stessi proprietari devono stare attenti a come muoversi tra i propri animali.