Nell’importante sito di Boxgrove nel Sussex, i cui scavi proseguono dagli anni’80, sono stati rinvenuti strumenti ossei realizzati da ominidi oltre 500.000 anni fa. Si tratterebbe degli strumenti realizzati in osso più antichi mai ritrovati.

Secondo i ricercatori questi strumenti sarebbero stati realizzati da ossa di cavallo che gli ominidi avevano macellato con piccoli strumenti in selce. Sono infatti state rinvenute anche delle pile di schegge di selce, probabilmente utilizzate per macellare gli animali. Dai ritrovamenti sembrerebbe che vi sia stato un gruppo di almeno 8 persone, intento nella fabbricazione di lame di selce. Nella comunità erano presenti probabilmente anche individui più giovani e più anziani le cui tracce sono state trovate nelle vicinanze.

 

I più antichi strumenti ossei realizzati dall’uomo mai ritrovati

Si tratta dunque di un ritrovamento molto importante che potrebbe chiarire le dinamiche sociali e le abitudini degli Homo heidelbergensis, gli antichi progenitori dei Neanderthal e dei Sapiens. Nel sito, oltre a strumenti in pietra ed osso, è stato ritrovato anche una tibia appartenente ad uno di questi ominidi, che risulta dunque essere l‘osso umano più antico mai ritrovato.

Secondo il responsabile del progetto di scavi, il dott. Matthew Pope, dell’Istituto di archeologia dell’UCL, “questa è un’opportunità eccezionalmente rara di esaminare il sito dove una popolazione estinta, si era riunita per lavorare la carcassa di un cavallo morto ai margini di una palude costiera. È stato incredibile poter osservare le tracce di un singolo gruppo apparentemente unito di primitivi: una comunità di persone che lavorano insieme un modo cooperativo e altamente sociale.”

 

Le importanti scoperte sulle abitudini sociali dei nostri antichi antenati

Il sito di Boxgrove si presentava all’epoca decisamente adatto ad essere sfruttato dall’uomo in quanto le sue scogliere frastagliate fornivano la roccia per realizzare gli strumenti in pietra con cui è stato macellato il cavallo. Inoltre vi era attorno un area di pascolo, adatta quindi alla caccia degli erbivori come i cavalli che gli ominidi cacciavano per nutrirsi. Inoltre la zona paludosa costiera si è dimostrata una trappola naturale per questi animali, facilitando la caccia del gruppo di ominidi che di fatto hanno solo rinvenuto l’animale morto.

Ma secondo l’analisi delle ossa dell’animale realizzate da Simon Parfitt, dell’Istituto di archeologia dell’University College di Londra (UCL) e della dott.ssa Silvia Bello, del Museo di storia naturale di Londra, gli ominidi non si sono limitati solo a ricavare il cibo dalla carcassa, ma hanno anche realizzato degli strumenti ossei. Come ha dichiarato Parfitt, si tratta “di alcuni dei primi strumenti non di pietra trovati nella documentazione archeologica dell’evoluzione umana. Sarebbero stati essenziali per la fabbricazione dei coltelli di selce finemente realizzati che si trovano a Boxgrove”.

Per la dottoressa Bello questa “scoperta fornisce la prova che le prime culture umane comprendevano le proprietà di diversi materiali organici e di come si potevano realizzare strumenti per migliorare la produzione di altri strumenti. Fornisce inoltre ulteriori prove del fatto che le prime popolazioni umane a Boxgrove erano sociali e culturalmente sofisticate“.