nasa elefante marte

Il teorico della cospirazione Scott Waring ha pubblicato sul suo blog ETDatabase la sua nuova teoria sulla presenza di alieni su Marte. Rovistando tra le immagini scattate sul Pianeta Rosso dal rover Curiosity della NASA, Waring ha scovato una statua simile ad una testa di elefante scolpita nella pietra su una collina marziana. La foto precisamente è stata scattata dal rover sul Sol 2765 il 2765° giorno su Marte.

Lo scatto a prima vista potrebbe essere scambiato per una lunga proboscide di elefante in pietra, ma secondo Waring si tratta di un’antica statua di elefante, la seconda per la precisione. “Ho trovato un altro elefante su Marte…sì, avete sentito bene. Ho trovato una testa di elefante scolpita nella pietra su una collina,” riferisce il teorico. “L’elefante ha le caratteristiche non solo di un elefante, ma anche di un esemplare giovane. Questo elefante e quello che ho trovato l’anno scorso hanno entrambi le stesse identiche caratteristiche, tranne un dettaglio…delle piccole orecchie.”

Secondo Waring potrebbe essere una qualche correlazione con gli elefanti della Terra. L’anno scorso, in quel di novembre, il teorico ha rinvenuto una scoperta simile attraverso alcune foto della NASA. Il ritrovamento somigliava ad una scultura in pietra di un cucciolo di elefante più simile agli antichi mammut che agli elefanti moderni. Secondo il Scott Waring esiste un collegamento diretto tra le due scoperte“Ci sono molte leggende sugli elefanti nell’antica mitologia e nelle religioni della Terra. Le storie che durano millenni sono sempre basate sulla verità.”

La testa di elefante è il frutto di un episodio di pareidolia

Gli scettici ovviamente respingono la teoria di Waring e come al solito attribuiscono la scoperta ad un episodio di pareidolia. Tale fenomeno psicologico induce il cervello umano a vedere forme e modelli riconoscibili in trame e oggetti di uso quotidiano. In questo caso l’effetto ottico prodotto dalla pareidolia induce l’uomo a vedere “una testa di elefante” sul suolo roccioso di Marte.

Secondo i ricercatori dell’Università del New South Wales, la pareidolia è cablata nel nostro cervello. In uno studio pubblicato sulla rivista Psychological Science, i ricercatori hanno spiegato come vedere i volti negli oggetti di uso quotidiano sia molto comune. Il ricercatore capo, il dott. Colin Palmer, ha dichiarato: “Il nostro cervello si è evoluto per facilitare l’interazione sociale e questo modella il modo in cui vediamo il mondo che ci circonda.”

“C’è un vantaggio evolutivo nell’essere veramente bravi o davvero efficienti nel rilevare i volti, è importante per noi socialmente. È anche importante per rilevare i predatori. Quindi, se ti sei evoluto per essere molto bravo a rilevare i volti, questo potrebbe portare a falsi positivi, in cui a volte vedi volti che non sono realmente lì.”