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Ho lavorato in ESRIN, lo stabilimento dell’ESA a Frascati, per quasi 15 anni come “contractor”, cioè assunto da un’agenzia di lavoro e poi assegnato all’ESA per svolgere le mansioni di Communication Officer“. Inizia così il racconto inviato in redazione da Ivan Balenzio, la cui vicenda legale – come lui stesso racconta – vede l’ente spaziale condannata in primo grado a risarcirlo. Una storia che affonda il suo inizio lo scorso anno e che sembra non avere ancora fine visto che l’ESA stessa ha già annunciato di voler fare ricorso.

La mia vicenda legale, inerente principalmente la richiesta di differenze salariali, è cominciata intorno al 2015 e prosegue tuttora dato che l’ESA e la Kelly Services (la suddetta agenzia di lavoro) mi hanno trascinato in appello. In ESRIN eravamo in tantissimi contractor italiani e credo che ce ne siano ancora tanti, almeno considerando quelli che mi contattano per chiedermi come sto attraversando questa vicenda”. Della vicenda in questione, ne hanno parlato anche altri siti web, già lo scorso anno, come Open e Il Fatto Quotidiano.

Solo che, questa volta, Ivan Balenzio torna a parlare della sua storia in modo più personale e intimo. “Mi trovo infatti a convivere con una sofferenza enorme, iniziata già ai tempi del mio impiego per delle situazioni che magari tratterò legalmente più in dettaglio quando sarà il momento e ho avuto spesso la tentazione di lasciarmi andare alla tristezza“.

E della sua evidente difficoltà a gestire il suo stato d’animo con la vita che continua. “Mi è stato difficile intraprendere nuove avventure professionali perché qualcosa si è rotto, è cambiato dentro di me. Credevo nel mio lavoro, ho gestito eventi complessi in tutto il mondo è lavorato accanto agli astronauti Nespoli, Vittori, Guidoni, un po’ meno con il grande Parmitano, ma non contavo più sulle mie qualità professionali e umane!“.

 

Il trauma e le notti insonni

Come ogni vicenda che segna nel profondo, l’aspetto più profondo e personale è quello che segna e lascia una cicatrice che, in alcuni casi, può anche comportare il deteriorarsi dei rapporti relazionali e sociali. “La mia vicenda legale (facilmente reperibile su alcune testate nazionali) mi ha traumatizzato. Aver appreso dell’appello poi mi ha rigettato nello sconforto“.

Mentre anche la salute ne risente: “Gli anni trascorsi a gestire il procedimento di primo grado erano già stati terribili e così sono cominciate le notti insonni, i problemi gastrici e soprattutto gli attacchi di panico e gli interventi al pronto soccorso. Terribile. La mia percezione delle cose cambiava, dalla politica alla relazioni interpersonali, anche i grandi problemi con mio marito…“.

E conclude il suo racconto: “Ma sono sempre stato una persona forte e ora grazie ad un percorso professionale con un neuropsichiatra ne sto venendo fuori. In mio ferragosto è stato in compagnia dei gentili operatori del pronto soccorso per un attacco di panico ma sto meglio. Seguo anche un percorso di arte terapia che pian piano mi sta facendo riscoprire i miei talenti, la fiducia in me stesso e mi mette a contatto di nuovo con sfide e progetti da gestire. Tutte cose che il continuo logorio della mia vicenda legale, comprensiva di un invito da parte dell’ESA a scoraggiarmi a continuare a parlare delle questioni legali, sembravano non appartenermi più“.