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I robot parlanti che interagiscono con le persone anziane potrebbero essere introdotti nelle case di cura per aiutare a combattere la solitudine e le malattie mentali. Pepper, un “robot culturalmente competente”, è stato stato testato sui residenti nelle case di cura in Gran Bretagna e Giappone: coloro che hanno interagito con lui per un massimo di 18 ore nel corso di due settimane “hanno visto un miglioramento significativo della loro salute mentale”, hanno scoperto i ricercatori.

Pepper faceva parte di un ampio studio globale finanziato congiuntamente dall’Unione Europea e dal governo giapponese, che ha studiato l’uso dell’intelligenza artificiale (AI) nella cura degli anziani. Gli scienziati dietro lo studio hanno anche scoperto che “dopo due settimane di utilizzo del sistema c’è stato un piccolo, ma positivo impatto sulla gravità della solitudine tra gli utenti.

Pepper è completamente autonomo, il che significa che non è controllato da una persona. Il gadget, dotato di un tablet in grado di riprodurre musica e intrattenimento, non si limita a chiedere e rispondere a domande, ma può effettivamente sostenere una reale conversazione. È stato progettato per essere “culturalmente competente”, nel senso che può rispondere ai bisogni e alle preferenze specifiche della cultura delle persone anziane.

Il dottor Chris Papadopoulos, docente principale di sanità pubblica presso l’Università del Bedfordshire nel Regno Unito, è stato l’autore principale della valutazione del progetto triennale. In una dichiarazione online, ha descritto lo studio come “rivoluzionario”, aggiungendo: “La cattiva salute mentale e la solitudine sono problemi di salute significativi e abbiamo dimostrato che i robot possono aiutare ad alleviarli”.

L’ Università del Bedfordshire, la Middlesex University e Advinia Health Care sono i partner britannici dello studio, coordinato dall’Università di Genova in Italia, che ha sviluppato l’AI del robot. I ricercatori globali hanno collaborato al progetto con la società di robotica SoftBank Robotics. Quando hanno intrapreso lo studio per la prima volta nel 2016, il team non poteva prevedere la pandemia di coronavirus, che ha avuto un enorme impatto sugli anziani nelle case di cura di tutto il mondo.

“Quando abbiamo dato il via al progetto era chiaro che la solitudine negli adulti più anziani era un problema davvero grande in costante aumento e che eravamo ansiosi di affrontare”, ha detto Papadopoulos. “L’assistenza sociale è incredibilmente tesa e abbiamo una società che invecchia”. “Ovviamente non avremmo mai potuto prevedere quanto sarebbe diventato rilevante questo problema oggi, dove abbiamo imposto l’isolamento in molte case di cura e l’isolamento selettivo per molti altri provocando sentimenti di solitudine”, ha detto. “Il nostro sistema non sarebbe potuto arrivare in un momento migliore per cercare di ridurre alcuni di questi problemi”.

Pepper potrebbe essere il primo di una serie di robot che in futuro verranno introdotti nelle case di cura

Quindi, Pepper potrebbe offrire un vero aiuto ai milioni di anziani ancora incapaci di vedere i loro amici e la famiglia per paura del contagio? “Il progetto che abbiamo sviluppato ha ora rigorosamente dimostrato che il sistema che abbiamo sviluppato potrebbe e ha miglorato la salute mentale e il benessere e ridotto la solitudine”, ha detto Papadopoulos. “Tuttavia è solo un prototipo e si sono molti limiti tecnici”.

Ha stimato che ci vorranno altri due o tre anni di ricerca, sviluppo commerciale e finanziamenti prima che robot come Pepper possano effettivamente essere introdotti nelle case di cura. “Crediamo davvero che non si tratti di sostituire cure umane: un robot non può fare ciò che può fare un essere umano. Ma possono essere un utile strumento supplementare per aiutare a stimolare la salute mentale delle persone”, ha dichiarato.

Il dottor Sanjeev Kanoria, chirurgo, fondatore e presidente di Advinia Health Care ha dichiarato: “Il robot è stato testato nelle case di cura di Advinia nel Regno Unito. Ora noi stiamo lavorando per portare il robot nelle cure di routine, in modo che possa essere di vero aiuto per gli anziani e le loro famiglie“.

Vic Rayner, direttore esecutivo del British National Care Forum, ha dichiarato: “Ogni volta che pensiamo alla tecnologia in assistenza, dobbiamo essere assolutamente chiari che ciò che fa è migliorare l’assistenza disponibile e che è compresa e accolta con favore da coloro che ricevono cura. Questo studio ci fornisce informazioni sul fatto che i robot possono soddisfare questi criteri e lo fanno. Ovviamente, sfida la nostra comprensione della cura come interazione puramente umana con l’uomo”.

“Tuttavia, negli ultimi anni tutti noi abbiamo dovuto affrontare molteplici sfide come cittadini riguardo al ruolo che la tecnologia può svolgere, ed è assolutamente giusto che stiamo esaminando tutti gli aspetti dello sviluppo tecnologico e comprendiamo quando è appropriato che vengano utilizzati nell’assistenza”, ha aggiunto Rayner. “Dobbiamo garantire che l’assistenza, e le persone che la utilizzano, siano in prima linea nelle menti degli sviluppatori tecnologici e, ove possibile, coloro che ricevono assistenza siano attivamente impegnati nel plasmare quel futuro tecnologico“.