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Secondo una nuova ricerca condotta dall’Università dell’Indiana, le feci dei primati potrebbero avere un ruolo importante per determinare il livello di esposizione a sostanze chimiche di comune utilizzo, offrendo agli scienziati una migliore comprensione della minaccia per la fauna selvatica riconducibile ad inquinanti chimici, anche in luoghi remoti. Lo studio è stato condotto in collaborazione con la professoressa Marta Venier, assistente della O’Neill School of Public and Environmental Affairs e con la collaboratrice post-dottorato Shaorui Wang, insieme alla studentessa Tessa Steiniche e all’assistente professore Michael Wasserman, del Dipartimento di Antropologia del College of Arts and Sciences.

 

Le feci dei primati contengono infatti informazioni preziose sull’impatto dei pesticidi sull’ambiente

Gli scienziati hanno raccolto campioni fecali di babbuini tenuti in cattività negli Stati Uniti, scimmie urlatrici selvatiche in Costa Rica e scimpanzè, scimmie dalla coda rossa e colobi rossi in Uganda e hanno testato ogni campione per la presenza di oltre 100 pesticidi e ritardanti di fiamma. Il biomonitoraggio è uno strumento fondamentale, soprattutto nelle aree in cui l’aumento degli inquinanti chimici agricoli e industriali pone significative minacce tossicologiche.

La maggior parte delle specie di primati sono oggi minacciate a causa di una serie di fattori“, ha detto Wasserman. “Molte ricerche hanno studiato gli effetti della perdita di habitat, della deforestazione, del disboscamento e del bracconaggio, ma sorprendentemente sono state condotte poche ricerche sugli effetti dell’inquinamento. È però entusiasmante il fatto che ora abbiamo un nuovo strumento per studiare in modo non invasivo l’esposizione dei primati a 100 diverse sostanze chimiche antropogeniche. Si spera che questa ricerca possa aiutare i responsabili della conservazione a ridurre la minaccia rappresentata da alcune di queste sostanze chimiche“.

 

Agenti inquinanti hanno interessato anche specie diffuse in habitat molto remoti

L’utilizzo della materia fecale come mezzo per valutare la contaminazione ambientale fornisce pertanto un prezioso segnale di avvertimento, sostengono i ricercatori. Poichè umani e primati condividono molte somiglianze nella fisiologia nonchè alcune abitudini alimentari, i primati possono fungere da importanti “sentinelle” per gli esseri umani. Se i primati sono esposti a inquinanti chimici, il rischio di esposizione umana è probabilmente significativo anche per le comunità vicine. Pochi studi hanno utilizzato le feci per l’analisi di sostanze tossiche, hanno detto i ricercatori, specialmente con primati.

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Siamo rimasti sorpresi di trovare nelle feci dei primati, compresi quelli che vivono in regioni più remote, una serie di sostanze chimiche inquinanti“, ha detto Venier. “Questo studio mostra che la materia fecale può essere utilizzata per stimare la minaccia nascosta di contaminazione chimica nella fauna selvatica, specialmente nei primati e in altre specie protette“. Le concentrazioni più elevate sono state trovate nelle feci dei colobi rossi, che consumano principalmente foglie, e nelle scimmie dalla coda rossa, che consumano grandi quantità di frutti e occasionalmente saccheggiano i raccolti. Ciò suggerisce che fonti alimentari come colture, foglie e frutti selvatici possono essere parametri dell’esposizione agli inquinanti.