I ricercatori della NASA potrebbero essere vicini a svelare tutti i dettagli degli strani processi che avvengono sulla superficie dell’asteroide Bennu, da cui vengono lanciate particelle grandi quanto sassolini nello spazio.

 

OSIRIS-REx: il nostro occhio su Bennu

Ad osservare, esaminare e raccogliere campioni su questo asteroide a forma di diamante è la sonda OSIRIS-REx (Origins, Spectral Interpretation, Resource Identification e Security-Regolith Explorer) della NASA che analizza Bennu e la sua superficie da oltre un anno e mezzo e che ora potrebbe essere riuscita a raccogliere le informazioni giuste per risolvere il mistero dell’attività della superficie di questo asteroide.

La NASA ha infatti recentemente pubblicato una serie di articoli su uno speciale del Journal of Geophysical Research: Planets, proprio riguardo Bennu e la sua capacità di espellere particelle dalla sua superficie. Questi studi racconta in modo dettagliato il modo in cui queste particelle vengono espulse; le loro traiettorie e come queste possono essere utilizzate per determinare il campo gravitazionale di Bennu ed infine come queste particelle agiscono nello spazio.

 

Il movimento delle particelle in relazione all’asteroide

Gli strumenti e le telecamere di OSIRIS-REx hanno individuato queste particelle lanciate nello spazio nel 2019. Uno degli studi al loro riguardo è stato condotto da Steve Chesley del Jet Propulsion Laboratory della NASA.

Grazie a questo studio i ricercatori hanno scoperto che la maggior parte di queste particelle, con diametro medio intorno ai 7 mm, ricadono subito sulla superficie di Bennu, attirate dalla sua gravità. Alcune invece permangono in orbita attorno all’asteroide per alcuni giorni, compiendo al massimo fino a 16 rivoluzioni attorno ad esso, prima di precipitare nuovamente sulla sua superficie. Alcune invece vengono lanciate con tale forza da essere lanciate nello spazio e separarsi per sempre da Bennu.

 

La gravità di Bennu e la sua attività di espulsione

Secondo questo studio la causa del lancio di particelle dalla superficie dell’asteroide è la frattura termica, provocata dal continuo riscaldarsi e raffreddarsi della superficie mentre l’asteroide ruota. Un’altra teoria valida è che siano provocate dall’impatto di minuscoli asteroidi, dato che le traiettorie delle particelle sono compatibili anche con questo evento. Secondo Chesley ed i suoi collaboratori, l’attività di Bennu potrebbe essere la risultante di entrambi questi eventi. Ancora non c’è dunque una soluzione definitiva e per giungervi saranno necessari altri studi al riguardo.

Inoltre le particelle espulse da Bennu, sono state utilizzate per determinare le caratteristiche del suo campo gravitazionale. I ricercatori hanno infatti notato che le particelle di roccia espulse, erano molto sensibili al campo gravitazionale dell’asteroide, permettendo ai ricercatori di determinare la gravità su questa roccia spaziale, individuandone le minuscole variazioni.

Attualmente attendiamo che OSIRIS-REx atterri su Bennu il 20 ottobre, per raccogliere dei campioni dalla superficie dell’asteroide, che torneranno poi sulla Terra insieme alla sonda il cui arrivo è previsto per settembre 2023. Il materiale superficiale che verrà raccolto, potrebbe anche includere alcune di queste particelle lanciate nello spazio e poi ricadute sulla superficie dell’asteroide.

Immagini: NASA – JPL Gallery