Un recente studio condotto dagli archeologi dell’Università di Berkeley ha scoperto che le antiche pentole in ceramica non smaltata possono trattenere residui di gran parte dei cibi che vi sono stati cucinati nella loro vita come utensili da cucina. Questi reperti potrebbero dunque fornire molte informazioni sulle diete del passato.

Questa indagine potrebbe permetterci di ricostruire le ricette di antichi piatti risalenti anche a millenni fa. La terracotta in cui sono stati preparati e cucinati assorbe infatti i composti chimici del cibo che vengono assorbiti o si attaccano alla ceramica.

 

Un esperimento scientifico da chef

Come afferma la co-autrice dello studio, Melanie Miller, ricercatrice presso il Berkeley’s Archaeological Research Facility e post-dottoranda presso l’Università di Otago in Nuova Zelanda, “i nostri dati possono aiutarci a ricostruire meglio i pasti e gli ingredienti specifici che le persone hanno consumato in passato, il che, a sua volta, può far luce sulle relazioni sociali, politiche e ambientali all’interno delle comunità antiche“.

Il guppo di ricerca ha quindi condotto degli esperimenti cucinando, assieme a sette chef, circa 50 ricette a base di mais, farina e carne di cervo, utilizzando delle pentole in ceramica tradizionali che sono in uso in Sud America sin dall’epoca precolombiana, conosciute come “la chamba”.

Dopodiché sono stati analizzati i residui e le tracce di cibo lasciati dal cibo sulle pentole e sono stati comparati con quelli ritrovati su alcune antiche pentole per cercare di capire se le tracce ritrovate all’interno fossero relative solo all’ultimo pasto che vi era stato cucinato o a tutte le pietanze cucinate in queste pentole in ceramica.

 

Le antiche pentole portano con loro la storia del cibo del passato

Gli ingredienti di base sono stati scelti in base alla loro disponibilità nella maggior parte del Pianeta e in base a quanto sarebbe stato poi facile distinguere le sostanze chimiche del cibo l’una dall’altra e a come le pentole avrebbero reagito ai valori isotopici e chimici del cibo.

Per condurre gli esperimenti, ognuno dei sette chef che hanno preso parte all’esperimento, ha cucinato in una di queste pentole un pasto a settimana, utilizzando gli ingredienti indicati dai ricercatori. Ogni otto preparazioni, i pasti venivano carbonizzati per riprodurre quei residui carbonizzati che i ricercatori hanno trovato all’interno delle antiche pentole, riproducendo anche ciò che avviene nella normale vita di una pentola. Tra ogni pasto poi, le pentole venivano lavate nello stesso modo in cui erano solite essere pulite nell’epoca precolombiana, ovvero con dell’acqua ed un ramo di melo.

Nella seconda fase dell’esperimento, i resti di cibo all’interno delle pentole sono stati analizzati dai ricercatori. I risultati delle analisi hanno indicato che vi erano presenti tracce di tutti i pasti preparati al loro interno, non solo dell’ultimo che vi era stato cucinato, ma in diversi strati. Hanno infatti notato che i resti dell’ultimo pasto si trovano sui residui carbonizzati sul fondo della pentola, mentre le tracce dei pasti precedenti, rimangono in altri punti della patina di cibo all’interno della pentola e nel residuo lipidico assorbito dalla ceramica.

Questo tipo di indagini sul ritrovamento di reperti come antiche pentole e utensili da cucina, potrebbero essere fondamentali per studiare la dieta e la catena di produzione e approvvigionamento di cibo delle popolazioni passate.