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I voli commerciali si sono fermati soprattutto perché quasi tutti i governi li hanno vietati in ingresso per via del rischio di contagio crescente dovuto alle numerose persone che viaggiavano. Detto questo, gli stessi voli erano, e sono, facilmente dei ricettacoli per il coronavirus. Un esempio lo possiamo avere con il volo Londra-Hanoi di marzo.

A marzo erano pochi i paesi in piena emergenza Covid-19 e questo ha permesso al virus di diffondersi facilmente, come in in tale volo. L’intero aereo è diventato un focolaio a causa di una singola persona, una donna di 27 anni che presentava sintomi che erano stati presi sottogamba.

Aveva solo un po’ di tosse e la gola indolenzita, ma niente febbre o altri sintomi più gravi. Quest’ultimi in realtà hanno iniziato a presentarsi al momento dell’arrivo, ovvero 10 ore più tardi. Pochi giorni dopo, il 6 marzo, la diagnosi: Covid-19.

 

Un volo diventato focolaio

Il totale dei passeggeri del volo erano 217. Di questi sono stati infettati in diversi, il 92% di tutti quelli a distanza di due sedili dalla donna più due passeggeri della classe economy, lei era seduta nella quinta fila della business class, e anche una hostess. Tutto a questo a causa dell’assenza di linea guida come l’obbligo di mascherine o il distanziamento tra i posti a sedere.

La donna in questione è stata considerata un superdiffusore a causa dell’alto numero di contagi che ha causato. Quest’ultimi, secondo alcuni studi, solo il 20% dei contagiati dal virus hanno causato l’80% del totale dei casi a livello globale. Al tempo stesso, il 70% degli infetti invece non hanno contagiato nessuno.