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Come il fenomeno Blue Whale ma con una rivisitazione Momo nell’effige di un personaggio inquietante creato qualche anno fa: Jonathan Galindo è il nuovo fenomeno social che indurrebbe al suicidio tra i più giovani frequentatori del web.

Si tratta di un uomo con un cappuccio nero che ha le sembianze benevole di Pippo della Disney, che richiede l’amicizia su ogni canale social possibile, scegliendo quasi sempre giovanissimi, e che lancia delle sfide a chi lo segue.

 

Jonathan Galindo, il nuovo gioco mortale che porta al suicidio

Un bambino di 10 anni, figlio di professionisti napoletani, la scorsa notte si è lanciato dal balcone di casa ed è morto. La polizia ha sequestrato la sua consolle e il cellulare e ha interrogato i genitori. Jonathan Galindo è un fenomeno molto conosciuto negli Usa, arrivato in Europa prima in Spagna e Germania e poi approdato in Italia. Il gioco è semplice: se accetti la richiesta di amicizia, solitamente fatta a giovanissimi, ti viene inviato, tramite messaggistica, un link che ti propone di entrare in un gioco nel quale vengono proposte delle sfide e prove di coraggio fino ad arrivare all’autolesionismo.

I profili usati sarebbero riconoscibili per la foto, l’inquietante immagine di un “Pippo umano” che in realtà sembra sia stata creata diversi anni fa: Gianmarco Zagato ha scoperto che il primo a caricare la foto sul web è stato un produttore di effetti speciali cinematografici, tale Samuel Catnipnik nel 2010 che aveva realizzato questa particolare maschera. Nel 2012-2013 la stessa maschera compare in alcuni video sessualmente espliciti di un artista e videomaker americano che sui social si identifica come Dusky Sam, Sammy Catnipnik o Samuel Canini.

Il successo diventa planetario quando un influencer messicano di nome Carlos Name, e circa 1.700.000 followers su Instagram, rilancia la storia del “Pippo umano”, raccontando di averlo visto appostato fuori da casa sua, di notte. Così Jonathan Galindo da “meme” del web diventa una leggenda urbana: un individuo disturbato con una maschera a coprire una deformità fisica, chi manderebbe un messaggio a Galindo riceverebbe in cambio video inquietanti, spaventosi, e in qualche caso perfino la foto della propria casa ripresa dall’esterno avallando le doti da stalker capace di scoprire il codice ip degli utenti.

Una leggenda metropolitana che si avvera

Gli inquirenti non escludono che il ragazzo di Napoli possa essere stato vittima di un gioco che si svolge totalmente on-line, che comprende atti di autolesionismo fino al suicidio. Secondo quanto emerso finora, sembra che il ragazzo, residente con la famiglia nel quartiere Chiaia della città, fosse sano e felice, praticava sport ed era perfettamente integrato.

La Squadra Mobile della Questura di Napoli indaga a 360 gradi ipotizzando il reato di istigazione al suicidio che consente un raggio di azione investigativo più ampio. Secondo quanto si è appreso l’undicenne è uscito dalla cameretta per andare in bagno intorno a mezzanotte. A letto, però, non c’è più tornato. Quando i genitori se ne sono accorti l’hanno cercato fino alla tragica scoperta: uno sgabello vicino alla ringhiera del balcone, il cellulare a terra e il corpo esanime del piccolo giù. Inutile l’intervento dei sanitari del 118 che una volta giunti sul posto non hanno potuto fare altro che constatare il decesso.

Insomma quella di Galindo è una storia che forse è nata per scherzo ma che potrebbe finire col mettere a rischio gli adolescenti più fragili. Il consiglio è quello di bloccare l’utente e non provare per nessun motivo a contattarlo per mettersi al riparo da reati informatici.