Smartworking sorveglianza digitale

Nonostante la fine della quarantena in diverse parti del mondo, in molti casi le aziende hanno preferito continuare con lo smartworking. Sarà probabilmente questa la nuova normalità che ci attende negli anni a venire. In questo momento, circa il 42% dei lavoratori statunitensi sta lavorando casa. Cucina, stanza da letto, soggiorno: non c’è differenza, ogni spazio può andar bene finché si dispone di un pc e di una connessione a internet.

La situazione di agiatezza, tuttavia, ha spinto numerose imprese a incrementare le misure di sorveglianza digitale, chiedendo ai propri dipendenti di scaricare app dedicate su laptop e smartphone, per controllare la loro produttività durante la giornata.

Smartworking sorveglianza digitale

Smartworking, d’ora in poi i dipendenti possono essere controllati da remoto grazie alla sorveglianza digitale

Non è un caso, infatti, se c’è stata un’impennata delle vendite da parte di società che producono software aziendali allo scopo di monitorare i dipendenti. Ciò è possibile grazie a strumenti che consentono di controllare il lavoratore e, in particolare, le pagine Web visitate, le e-mail, i trasferimenti di file, le applicazioni utilizzate, i movimenti del mouse e la pressione sui tasti della tastiera.

Inoltre, ci sono anche app come TSheets, che il lavoratore deve scaricare sul proprio smartphone: in questo modo sar possibile tracciarne la posizione. Esistono poi servizi, come Time Doctor, che usano la webcam del pc per scattare delle foto ogni 10 minuti. Un altro servizio, InterGuard, che può essere installato segretamente sui computer dei dipendenti. Questo strumento crea una linea temporale, minuto per minuto, di tutte le app e le pagine visitate durante la giornata lavorativa, catalogandole come produttive o improduttive.

In questo modo, InterGuard è anche in grado di stabilire una classifica dei lavoratori in base al loro punteggio di produttività. Una situazione non sempre facile da gestire per i lavoratori che, infatti, stanno iniziando a lamentarsi per questo genere di pressione. A parte il lato puramente legato alla privacy, c’è un’altra questione evidenziata da Nicholas Bloom, professore all’Università di Stanford: la disuguaglianza.

In seguito a sondaggi e ricerche, Bloom ritiene che questa situazione avvantaggerà i lavoratori più istruiti: chi guadagna generalmente stipendi pi alti, potrà continuare a lavorare da casa, venendo pagato e migliorando le proprie competenze che ne favoriranno l’avanzamento di carriera. Viceversa, i lavoratori che non potranno svolgere le proprie mansioni da casa, per la natura del loro lavoro o per la mancanza di spazi e connessioni adeguate, resteranno indietro, soprattutto in caso di nuovi lockdown. Una possibile chiusura, infatti, eroderebbe le opportunità di crescita professionale.