L’oncologo veterinario Jack Hoopes, ha trascorso la sua carriera nella ricerca di terapie sperimentali per curare il tumore nei suoi pazienti pelosi, cercando di sviluppare nuovi ed efficaci cure che possano un giorno essere utilizzate anche sull’essere umano. Recentemente ha utilizzato un particolare virus che attacca le piante di fagiolo dall’occhio, Vigna unguiculata, per attivare la risposta del sistema immunitario contro il tumore.

 

Il virus del fagiolo contro il tumore del cavo orale nei cani

In particolare Hoopes si è concentrato su un particolare tipo di tumore orale, curato in genere con radioterapia, e che presenta un alto tasso di recidiva, ricomparendo generalmente entro un anno dal trattamento con le radiazioni.

Nelle sue sperimentazione, Hoopes ha notato che dopo aver ricevuto la terapia a base di virus del mosaico (CPMV), così conosciuto per il modo in cui appare sulle foglie delle piante di fagiolo, in olti cani il tumore non è ricomparso e gli animali hanno vissuto fino a tarda età, senza che il tumore si ripresentasse. Secondo Hoopes, “se un trattamento funziona nel cancro del cane, ha ottime possibilità di funzionare, a un certo livello, nei pazienti umani”.

Il virus CPMV, non si replica nei mammiferi come nelle piante e non porta quindi all’insorgenza di patologie, ma come hanno scoperto i ricercatori nel loro studio, innesca comunque una risposta immunitaria che potrebbe essere la chiave per trattamenti più efficaci per un’ampia varietà di tumori.

Questo virus viene infatti usato per l’immunoterapia, ovvero lo sviluppo di quelle tecniche che indirizzano il sistema immunitario del paziente a riconoscere il tumore e attaccarlo. Nelle sue terapie sui cani Hoopes ha iniettato 200 microgrammi di particelle simili a virus direttamente nel tumore. Queste particelle non sono virus CPMV vivi ma virus a cui è stato rimosso il materiale genetico o sono stati inattivati in modo che non possano replicarsi. Ogni cucciolo riceve quattro dosi di particelle virali in due settimane mentre viene trattato anche la radioterapia standard.

Dopo le iniezioni di virus, il sistema immunitario del cane riconosce i patogeni come corpi estranei ed entra in modalità di attacco. Dato che le particelle sono localizzate nel tumore, quando il sistema immunitario attacca le particelle di patogeni, trascina nella risposta immunitaria anche le cellule cancerose.

La terapia con virus oncolitici non è nuova all’oncologia, ma il CPMV si è dimostrato molto più efficace nell’innescare una risposta rispetto a qualsiasi altro patogeno finora testato. Non è ancora chiaro che cosa renda questo particolare virus così efficace.

 

Gli studi precedenti sui topi hanno ottenuti risultati altrettanto incoraggianti

In un precedente studio del 2015 il virus del mosaico del fagiolo, fu testato anche su topi da laboratorio. Anche in quel caso furono ottenuti ottimi risultati soprattutto su melanomi alla mammella, all’ovaio e nel colon dei topi. I ricercatori hanno scoperto che in tutti i modelli tumorali testati, la terapia virale vegetale riduceva il tasso di crescita del tumore. A seconda del modello di tumore, la crescita veniva rallentata in media dal 50 al 100 percento in un periodo di due settimane. In alcuni modelli, ha causato la completa scomparsa del tumore.

Inoltre i ricercatori hanno notato una straordinaria capacità del virus di creare una sorta di memoria immunitaria contro il tumore. Questo poteva voler significare che, una volta che un tumore era scomparso, era altamente improbabile che questo si ripresentasse.

 

Il cane è un modello migliore per testare l’efficacia di questo virus oncolitico

Due anni dopo, nel 2017, Hoopes iniziò ad utilizzare questa terapia virale sui cani che aveva in cura. Egli riteneva infatti che i cani fossero un modello migliore per studiare il cancro negli esseri umani rispetto ai topi.

I cani che Hoopes stava trattando infatti avevano sviluppato i loro tumori naturalmente, proprio come avviene purtroppo negli esseri umani. Nei topi invece vengono iniettate delle cellule tumorali dai ricercatori. Inoltre i cani sono anche più geneticamente diversi tra loro, mentre i topi di laboratorio sono effettivamente quasi dei cloni l’uno dell’altro. In ultimo i cani sono anche soggetti a sviluppare un’ampia varietà di tumori che spesso sono simili per dimensioni e numero di cellule a quelli trovati negli esseri umani.

Per il momento i risultati ottenuti sui pazienti a quattro zampe di Hoopes, sono stati ottenuti dei risultati davvero ottimi. Più di 20 cani hanno ricevuto la terapia virale per il tumore orale e ora il team sta iniziando a provare la terapia su altri tipi di tumori canini. Dei sei cani con cancro orale, che ha un tasso di recidiva dell’85-90% entro un anno dal trattamento con radiazioni e un tasso di mortalità altrettanto alto, nessuno ha ripreso il cancro dopo essere stato trattato con una combinazione di radiazioni e iniezioni di virus CMPV.

In altre parole, la combinazione di radiazioni e iniezioni virali si è rivelata essere molto più efficace della sola radiazione. Ma questo non significa che le iniezioni di CMPV siano un farmaco miracoloso contro il cancro. Le iniezioni di virus sono più efficaci se usate in combinazione con altre terapie. E come ogni cura per il cancro, non funzionerà per tutti né ucciderà ogni tipo di tumore.

 

Verso la sperimentazione sull’uomo

Il prossimo passo sarà quello di passare nei prossimi anni ad una sperimentazione umana utilizzando il virus del mosaico di fagiolo dall’occhio. Ma prima di poter eseguire tale sperimentazione, si dovrà procedere con uno studio tossicologico su larga scala, che comporterà la somministrazione sistematica ai topi di dosi sempre maggiori del virus per determinarne la tossicità.

Si dovrà anche dimostrare di poter produrre in modo affidabile il virus su larga scala, il che è fondamentale per garantire la nostra sicurezza. Tuttavia i ricercatori sono ottimisti sul fatto che una prima sperimentazione clinica potrebbe iniziare entro pochi anni.