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I tardigradi, gli indistruttibili e microscopici animaletti, utilizzano la fluorescenza per proteggersi dalle radiazioni dannose.

I tardigradi sono un phylum di invertebrati protostomi celomati che comprende poco più di un migliaio di specie animali finora classificate e che hanno la straordinaria capacità di sopravvivere in condizioni estreme. Questi microscopici animaletti sono praticamente immortali e riescono a sopravvivere in ambienti davvero estremi come il vuoto nello spazio e a sopportare pressioni e temperature estreme.

 

Una nuova specie di Tartigradi resistente alle radiazioni ultraviolette

Ora un team di ricercatori ne ha scoperto una nuova specie in un campione di muschio cresciuto su un muro di cemento a Bengaluru, in India. Questa particolare specie di tardigradi sembrerebbe avere il superpotere di sopravvivere alle radiazioni ultraviolette (UV) utilizzando uno “schermo fluorescente”.

Il team di ricercatori indiani ha denominato la nuova specie Paramicrobiotus BLR e le ha testate per riuscire a determinare fino a che punto possano davvero resistere alle radiazioni ultraviolette. I ricercatori hanno così scoperto che il ceppo è sopravvissuto a livelli germicidi di radiazioni UV sufficienti ad uccidere in 24h un’altra specie di tardigrado meno resistente e comunemente usata negli esperimenti, la H. esemplaris.

La radiazione UV è infatti nociva per i piccoli organismi in quanto può facilmente danneggiare il DNA, lacerandolo e provocando la morte delle cellule. Ma, questo minuscolo nuovo tardigrado, è sopravvissuto all’esposizione per 30 giorni.

 

La fluorescenza potrebbe essere il loro segreto

Ma il modo in cui i tardigradi riescono a sopravvivere a tali radiazioni, è stato scoperto dai ricercatori in modo del tutto casuale. Il team stava infatti conducendo alcuni esperimenti per determinare la reazione di Paramicrobiotus BLR alla luce UV, quando hanno notato che le provette contenenti questi nuovi tardigradi erano “fluorescenti” mentre quelle con gli H. esemplaris non lo erano affatto. Sono dunque giunti alla conclusione che potrebbe essere proprio la fluorescenza a schermarli dai raggi UV.

Per avere le prove di questa intuizione i ricercatori hanno omogeneizzato 300 piccoli Paramicrobiotus ottenendo una soluzione che conteneva le sostanze chimiche a loro appartenenti e le anno aggiunte ad una piastra contenente degli H. Esemplaris tardigrades e dei vermi, per determinare se avrebbe fornito un effetto protettivo. Il risultato è stato che, effettivamente i vermi e i tardigradi imbevuti delle sostanze chimiche dei Paramicrobiotus, hanno mostrato tassi di sopravvivenza più elevati dopo l’esposizione ai raggi UV.

Non è ancora stato identificato e caratterizzato il composto chimico fluorescente utilizzato dal Paramicrobiotus BLR come scudo per i raggi ultravioletti. È anche probabile che altre proteine che proteggono dalle radiazioni UV siano state anch’esse presenti nella soluzione omogeneizzata e che sia a loro dovuto l’effetto protettivo della soluzione.

I ricercatori ritengono possibile che questi tardigradi abbiano sviluppato questo scudo fluorescente per contrastare gli alti livelli di radiazioni UV osservati nell’India meridionale tropicale. Determinare quali composti siano responsabili dell’effetto protettivo potrebbe portare allo sviluppo di nuovi filtri solari o di materiali che proteggono dagli effetti dannosi dei raggi UV e che potrebbero trovare applicazione in molti campi diversi.

Ph. Credit: Royal Society