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Sembra che il governo giapponese non abbia altra scelta e che sia stata presa una decisione particolare. È stato confermato che l’acqua radioattiva immagazzinata nel sito della centrale nucleare di Fukushima finirà in mare. Una decisione presa in seguito a numerosi dibattiti avvenuti negli ultimi anni. Purtroppo l’acqua contaminata è diventata troppa e lo spazio sta finendo.

L’inizio di questa operazione è fissato per il 2022 ovvero a 11 anni dal disastro che è avvenuto nel 2011. Entro quell’anno infatti, i serbatoi d’acqua preposti all’immagazzinamento dell’acqua dovrebbe riempirsi del tutto. Se non verrà fatto, tali serbatoi inizieranno a traboccare da soli quindi il risultato sarebbe lo stesso, se non peggiore.

 

Fukushima: l’eredità dell’incidente

L’altra opzione che è stata vagliata, ma poi accantonata è il costruire nuovi serbatoi in cui stoccare ulteriormente l’acqua contaminata finché non perde radioattività. Per i funzionari giapponesi però, l’opzione migliore risulta scaricare il contenuto direttamente in mare; lo spazio in quella zona è ormai merce rara talmente sono i serbatoi presenti.

Detto questo, l’acqua non verrà scaricata tutta insieme, ma risulta un processo che comunque chiederà decenni per essere portato al completamento, anche fino a 30 anni, periodo nel quale verrà continuamente filtrata e diluita. Proprio per evitare un eccessivo inquinamento di quella parte di mare su cui si affaccia l’impianto, verrà diluita proprio altra acqua salata prima di venire scaricata.

Le parole di un portavoce governativo giapponese: “Non possiamo posticipare una decisione sul piano per affrontare l’acqua trattata, per evitare ritardi nel lavoro di disattivazione della centrale nucleare di Fukushima Daiichi.”

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