Stazione spaziale internazionale

I tipici inconvenienti domestici possono accadere anche nello spazio, come dimostra il curioso episodio verificatosi nella stazione internazionale. Lunedì sera, secondo quanto riportato sulla rivista Gizmodo, diverse parti importanti dell’equipaggiamento si sono rotte una dopo l’altra. Si tratta del gabinetto della sezione russa della stazione, di uno dei due sistemi che generano ossigeno per l’equipaggio e del forno. Gli astronauti non hanno subito danni e tutto è tornato a funzionare, ma questo episodio dimostra che anche un dispositivo rotto è sostanzialmente più pericoloso quando ci si trova in orbita.

 

Basta tirare un respiro profondo e la stazione internazionale è salva

Il secondo guasto si è verificato nel sistema di alimentazione d’aria. All’inizio della stessa giornata, l’equipaggio russo della stazione spaziale ha finalmente trovato e riparato un piccolo foro che lasciava uscire aria. La scoperta è avvenuta dopo mesi di ricerche ed è stata effettuata lanciando foglie di tè in aria e osservando la direzione verso cui volavano.

I due problemi non sono correlati; per fortuna, nessuno dei due era terribilmente urgente poiché l’aria usciva lentamente e la NASA ha montato un generatore di ossigeno di riserva sulla stazione, ma hanno dato diversi grattacapi e regalato una giornata movimentata agli astronauti. Per quanto riguarda la rottura della toilette, l’agenzia spaziale russa Roscosmos sospetta che si sia formata una bolla d’aria nell’impianto e che ne abbia ostacolato il funzionamento. Fortunatamente, anche in questo caso è stato possibile risolvere il problema grazie alla presenza di un bagno sulla navicella spaziale russa Soyuz e all’installazione di un nuovo bagno da parte della NASA.

Ad ogni modo, anche se tutto è bene quel che finisce bene, il curioso incidente suggerisce che la stazione spaziale internazionale stia cominciando a presentare alcuni segni di usura e probabilmente la necessità di una manutenzione approfondita.

Ph. credits: Foto di OpenClipart-Vectors da Pixabay