Namibia foca

I cadaveri di migliaia di foche continuano a essere portati dalle onde sulle coste della penisola di Pelican Point in Namibia, mentre gli scienziati si interrogano ancora sulle ragioni della moria. Secondo l’organizzazione no profit Ocean Conservation Namibia, le foche morte trovate sulla spiaggia nel corso di questa settimana sono ormai più di 12 mila.

Se finora erano stati rinvenuti solo corpi di cuccioli nati prematuri, le rive si stanno riempiendo anche delle loro mamme decedute subito dopo il parto. L’Ocn sostiene che i pinnipedi possano essere morti di fame, dal momento che i banchi di pesci si sono spostati da Pelican Point, località turistica finora santuario di foche e delfini. Dreyer non esclude però che gli animali possano essere uccisi da una tossina o da un’epidemia.

 

Namibia, strage di cuccioli di foca sulle rive del paese

I ricercatori stanno eseguendo dei test per determinare le cause di queste gravidanze premature, anticipando che il motivo più probabile potrebbe essere il cambiamento climatico, con le correnti calde che hanno un impatto sulla fauna marina.“È tragico camminare e vedere queste madri, non abbiamo centri di riabilitazione formali in Namibia e quando arrivano a questo punto di malnutrizione è difficile farle recuperare”, hanno concluso i ricercatori.

Un evento simile registrato dagli scienziati nel 1994, quando alla scarsità di cibo si aggiunse un batterio al quale la foca sudafricana da pelliccia e’ molto sensibile. In quell’anno migliaia di esemplari persero la vita per la malattia, oltre a indurre le femmine sopravvissute ad espellere i feti prima del tempo. Quel che e’ certo e’ che senza cibo la maggior parte delle femmine risulta sottopeso e questo impedisce loro di restare incinte o portare a termine la gestazione, con danni alla sopravvivenza della specie già minacciata dalle attività umane.

Il profilo Twitter di Ocn documenta gli sforzi quotidiani di Dreyer e dei suoi colleghi nell’individuare e curare le foche che ingeriscono oggetti di plastica o ne restano imprigionati. Tra questi, i più comuni sono i fili delle reti da pesca o le fascette circolari per sigillare i barattoli, che possono diventare trappole dolorose e a volte mortali per questi animali.

Foto di A_Different_Perspective da Pixabay