remore, pesci

Le remore sono già note per la loro caratteristica di attaccarsi ai corpi di pesci molto più grandi, come squali e balene, grazie alle potenti ventose sulle loro teste, per farsi trasportare in giro per mari ed oceani. Ma ora un nuovo studio rivela altre raffinate tecniche che questo pesce autostoppista è in grado di utilizzare.

Sembra infatti che le remore (Echineidae), oltre ad attaccarsi al corpo dei loro ospiti, siano anche in grado di sfruttarne abilmente l’idrodinamica. Questo è ciò che emerge da uno studio pubblicato il 28 ottobre sul Journal of Experimental Biology. Un team internazionale di ricercatori ha eseguito la prima registrazione video continua di una remora su un organismo ospite, utilizzando tag di biosensori avanzati con capacità di registrazione video. La registrazione è stata effettuata nell’ambito di uno studio sulla fluidodinamica unica delle balenottere azzurre al largo delle coste di Palos Verdes e San Diego, in California.

Le registrazioni mostrano che le remore, non solo si attaccano al corpo dei loro ospiti con la ventosa sulla testa, ma sono anche in grado di sfruttare le regioni più ottimali per il flusso sul corpo dell’ospite, dove la resistenza al trascinamento per il pesce è ridotta fino all’84%.

 

Per la prima volta osservato il comportamento delle remore in natura

Brooke Flammang, assistente professore di biologia al New Jersey Institute of Technology e autore corrispondente dello studio, ha affermato che “per una fortunata coincidenza, le nostre registrazioni hanno catturato il modo in cui le remore interagiscono in questo ambiente e sono in grado di utilizzare le distinte dinamiche di flusso delle balene a loro vantaggio. È incredibile perché non sappiamo quasi nulla su come si comportano le remore sui loro ospiti in natura e per un periodo di tempo prolungato.”

Fino ad ora infatti, scienziati, scienziati e biologi che studiano le relazioni simbiotiche tra le remore ed i loro ospiti nel loro habitat naturale oceanico, si sono basati prevalentemente su immagini fisse e prove aneddotiche.

 

Uno studio sulle balene ha rivelato particolari caratteristiche di questi pesci

In questa indagine invece, i ricercatori stavano studiando la fluidodinamica delle balenottere azzurre con dei tag di biologging multisensore, provvisti di doppia fotocamera, collegati alle balene tramite quattro ventose. I tag sono stati in grado di calcolare varie misurazioni all’interno dell’ecosistema della balena, come la pressione superficiale e le complesse forze del fluido attorno alle balene.

Erik Anderson, ricercatore di biofluidodinamica presso il Grove City College e ricercatore ospite dell’Istituto oceanografico Woods Hole, nonché coautore dello studio, ha poi confermato che i dati raccolti con i tag sono stati poi utilizzati per calcolare, “per la prima volta in assoluto, il flusso su una balenottera azzurra, utilizzando la fluidodinamica computazionale e grazie ad un team internazionale di biologi, programmatori, ingegneri e ad un supercomputer”.

 

Le remore si muovono tra punti a bassa resistenza nel flusso idrodinamico creato dal nuoto delle balene

I 211 minuti di riprese video e di dati sui tag delle balene, sono dunque stati elaborati dai ricercatori del Centro di Supercalcolo di Barcellona. Le loro analisi hanno dunque estrapolato le immagini 27 remore in 61 posizioni complessive sulle balene, scoprendo che le remore non erano sempre attaccate con le ventose, ma che spesso sgusciavano via muovendosi tra i tre punti più idrodinamicamente vantaggiosi sul corpo delle balene.

In questi punti il flusso di separazione e le scie sono causati dalle distinte caratteristiche topografiche della balena, che creano delle zone dove l’attrito e la resistenza al fluido sono molto basse e quindi non trascinano via le remore, anche se queste non si tengono con la ventosa. I tre punti osservati dai ricercatori sono direttamente dietro lo sfiatatoio, accanto e dietro la pinna dorsale e sopra e dietro la pinna pettorale.

I tag hanno mostrato che per risparmiare energia mentre si spostano sulle balene, questi pesci sfruttano la fisica dell’ospite nuotando all’interno di un sottile strato di fluido che circonda il corpo della balena, noto come strato limite, dove i ricercatori hanno determinato che la forza di resistenza è ridotta fino al 72% rispetto alle zone appena sopra questo strato.

 

Tutto grazie all’effetto Venturi

Flammang afferma che i pesci sono in grado di staccarsi di 1 cm dal loro ospite all’interno di questo strato per nutrirsi o unirsi ai loro compagni in altri punti a bassa resistenza sulla balena, cambiando di tanto in tanto la direzione o attaccando e rilasciando ripetutamente le loro ventose sul corpo della balena. Secondo Flammang questi pesci sono in grado di muoversi liberamente senza essere completamente staccati dai loro ospiti grazie all’effetto Venturi.

Ora i ricercatori continueranno le loro ricerche sui flussi attorno al corpo delle balene e sui meccanismi con cui organismi specificamente adattati come le remore si attaccano con successo agli ospiti, al fine di migliorare le conoscenze su questi animali.

NOAA CCMA Biogeography Team, Public domain, via Wikimedia Commons