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Secondo uno studio di grosse proporzioni portato avanti a Houston, il coronavirus in questione, il SARS-CoV-2, è di nuovo mutato negli scorsi mesi. L’agente patogeno ha accumulato diverse di queste mutazioni genetiche con il risultato di essere diventato più contagioso. Nello specifico, si parla di nuovo di un cambiamento alla proteina spike, al gene D614G.

Si tratta del più grande studio portato avanti negli Stati sulla sequenza del genoma del SARS-CoV-2. Tale mutazione Viene chiamata una deriva neutra, ovvero un cambiamento genetico casuale che non aiuta o danneggia il virus in sé.

I ricercatori hanno notato come durante la prima ondata, questa mutazione compariva nel 71% dei casi mentre attualmente è stata trovata nel 99,9% dei casi. Altri studi hanno dimostrato che proprio la mutazione D614G è diventata quella più comune a livello globale, una forma dominante.

 

Coronavirus: le mutazioni che aiutano il virus

Le parole di Ilya Finkelstein, professoressa associata di bioscienze molecolari all’Università del Texas: “Il virus continua a mutare mentre squarcia il mondo. Gli sforzi di sorveglianza in tempo reale come il nostro studio garantiranno che i vaccini e le terapie globali siano sempre un passo avanti.”

Questa mutazione sottolinea ancora una volta un punto importante, che limitare i contagi non è solo importante per salvare le persone, ma per impedire al virus di girare liberamente aumentando così le possibilità di mutare più in fretta. Gli effetti della prima ondata li stiamo vedendo ora con la seconda e probabilmente, seguendo il decorso di altre pandemie, ci si aspetta addirittura una terza.