Una volta era il divano di uno psicologo. Oggi sono gli account, la pagine e i gruppi sui social network. Facebook, Instagram, TikTok e Twitter: sono questi – solo per citare i più noti, ma oggi la lista è molto più lunga – i veri psicologi carta e penna, o meglio, tasti e display che sciorinano, delineano e ritraggono persone e società.

In questi ultimi anni, i social media sono stati preponderanti. Ci hanno deliziati avvicinandoci, ci hanno infastidito allontanandoci. Ed è grazie o causa di questa loro dicotomia che tratti caratteriali si sono resi più definibili, evidenti e particolari.

Su questo specchio di personalità si basa Psicologia dei social network, edito da Tangram Edizioni Scientifiche, dell’autrice Federica Vitale. Uno spaccato di quello che siamo, che va di pari passo con quello che non siamo (da qui anche il sottotitolo). Ogni spetto dei nostri comportamenti sui social network sono presi a rassegna, sotto il mirino di uno sguardo super partes, sebbene coinvolto in prima persona.

Perché sì, i social network non sono solo nuove forme di comunicazione, sempre in evoluzione, sempre alla ricerca del “nuovo”. Sono anche, e soprattutto, nuovi e inediti divani da psicologo dove si adagiano caratteri, più o meno simili, con tratti ben delineati e che, seppur non è sempre semplice distinguere, non fanno altro che creare altri stereotipi, e poi altri ancora. Sempre in quel flusso di immagini, informazioni e video che ci travolge ogni giorno“.

 

I social network ai tempi del coronavirus

A marzo erano i balconi e le persone trovavano calore nelle note e in una vicinanza che abbatteva le distanze anche per il solo fatto di affacciarsi e cantare con altre persone. Vicini, dirimpettai e visi noti solo di sfuggita, in quei brevi momenti frenetici che la quotidianità. Quando però ci si è rifugiati nel calore delle proprie case, erano sempre Facebook e Instagram i sovrani incontrastati dell’intrattenimento.

Attori e cantanti hanno tenuto compagnia in qualsiasi modo, a loro modo, migliaia di persone. Giornalisti ed esperti di settore hanno contribuito al flusso di informazioni in presa diretta. Influencer hanno avviato campagne di raccolta fondi. Mentre addirittura webinair e lezioni online di qualsivoglia corso si teneva su Facebook.

Persino le dirette delle conferenze stampa del Presidente del Consiglio, spesso attese con un tam tam rimbombante sulle pagine, hanno creato quell’unione che vede un Paese stretto nel comune senso della storia.

Tuttavia, è anche sui social che si insinuano le frange più bieche della società, figuri che dispensano commenti mirati a districare l’odio dalle reti e a lanciarlo sulla folla. Questo è uno dei tanti aspetti dei social network, il più negativo, senza alcun dubbio. Ma ne è l’essenza al tempo stesso, poichè è proprio quell’obiettivo di avvicinamento che si mette costantemente in gioco con l’altra faccia della medaglia: l’allontanamento sempre più costante come persone. Soprattutto nella nostra fisicità.

Psicologia dei social network è tutto questo: uno spaccato della società ed una mostra pittorica di ritratti a tutto tondo, nei quali chiunque può rispecchiarsi. E, perchè no, trovare anche alcune risposte in merito a comportamenti altrui.